Stimatore delle Emissioni Scope 3 | ciferi
La rendicontazione delle emissioni di Scope 3 per le entità italiane si inserisce in un contesto normativo complesso, dove i requisiti europei...
Introduzione
La rendicontazione delle emissioni di Scope 3 per le entità italiane si inserisce in un contesto normativo complesso, dove i requisiti europei convivono con aspettative degli investitori internazionali e obblighi contabili locali. In Italia, il quadro si articola intorno a due assi principali: gli standard europei di sostenibilità (ESRS, implementati tramite la Direttiva CSRD) e i principi contabili locali, dove la rendicontazione ambientale rimane ancora secondaria rispetto all'informativa finanziaria tradizionale.
Le società quotate su mercati regolamentati italiani sono soggette agli standard europei di rendicontazione della sostenibilità (ESRS), che richiedono la comunicazione delle emissioni di Scope 3 secondo il GHG Protocol quando materiali. La CONSOB, quale autorità di vigilanza del mercato, ha iniziato a enfatizzare l'importanza della coerenza tra i dati di sostenibilità comunicati e i processi di audit interno. Per le società non quotate, il quadro rimane volontario ma sempre più orientato verso standard internazionali, soprattutto per le entità con genitori europei già sottoposti a obblighi CSRD.
Contesto normativo
La trasposizione della Direttiva CSRD in Italia avviene tramite modifiche al Codice Civile e alla disciplina della rendicontazione non finanziaria. La CONSOB supervisiona la conformità per le società quotate e i gestori di patrimoni regolamentati. Il Ministero dell'Economia e delle Finanze, attraverso la Ragioneria Generale dello Stato, coordina gli aspetti relativi alla sostenibilità nelle società pubbliche.
L'Organismo Italiano di Contabilità (OIC) continua a sviluppare guidance sul trattamento contabile dei dati ambientali, anche se ancora limitato. Per il momento, la maggior parte delle entità italiane utilizza fattori di emissione da fonti internazionali: il Database della Banca Mondiale, i fattori DEFRA (UK Department for Energy Security and Net Zero), i dati IPCC, oppure banche dati settoriali europee come ecoinvent o EXIOBASE.
L'Italia non dispone di una banca dati nazionale di fattori di emissione specifici per il contesto italiano paragonabile ai sistemi britannico o tedesco. Tuttavia, le entità possono fare riferimento ai dati dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), che pubblica l'inventario nazionale delle emissioni di gas serra secondo le metodologie UNFCCC e IPCC. Questi dati sono prevalentemente disaggregati a livello settoriale e macroeconomico, piuttosto che a livello di processo produttivo.
Guida pratica per le entità italiane
Le entità italiane che stimano le emissioni di Scope 3 devono prima stabilire il confine organizzativo secondo il GHG Protocol: controllo finanziario, controllo operativo, o una combinazione di entrambi. Per le società sottoposte a revisione legale (ai sensi del D.Lgs. 39/2010), la documentazione del confine Scope 3 deve essere disponibile per il revisore legale qualora questi intenda fornire assurance sui dati di sostenibilità secondo l'ISAE 3410 o ISAE 3000.
Per la Categoria 1 (beni e servizi acquistati), le entità italiane dovrebbero utilizzare fattori di emissione basati sulla spesa per mancanza di dati specifici italiani. I fattori EXIOBASE, che disaggregano le emissioni per settore economico secondo il codice NACE, offrono una base ragionevole di partenza. Per entità manifatturiere specifiche (ad esempio, fornitori di componenti per il settore automotive), fonti settoriali come i dati delle associazioni di categoria (Confindustria, ANIE per l'elettronica) possono fornire benchmark più rappresentativi.
Per l'energia acquistata (Categoria 3), il fattore di emissione della rete elettrica italiana è significativamente diverso dal passato. Nel 2023, la quota di generazione da fonti rinnovabili ha raggiunto il 40% circa, con una conseguente diminuzione del fattore di emissione medio. TERNA, il gestore della rete di trasmissione nazionale, pubblica i dati di generazione per tipologia di fonte, permettendo ai revisori di calcolare fattori location-based aggiornati. Un'entità con consumi elettrici significativi deve utilizzare il fattore di emissione dell'anno di rendicontazione, non dati storici.
Per il trasporto upstream (Categoria 4), il riferimento rimane il GHG Protocol e le fonti internazionali come DEFRA. Le entità con fornitori logistici in Europa dovrebbero richiedere dati di emissione specifici ai gestori (rail, road, sea) attraverso accordi di comunicazione con i fornitori. L'uso di fattori generici di trasporto (ad esempio, 0,107 kg CO2e per tonnellata-km per autotrasporto) rappresenta una stima grossolana applicabile quando dati più granulari non sono disponibili.
Per i rifiuti operativi (Categoria 5), il metodo di smaltimento e il destino finale (discarica, incenerimento con recupero energetico, riciclaggio) influenzano significativamente le emissioni. In Italia, una percentuale crescente di rifiuti industriali viene avviata al riciclaggio piuttosto che a discarica; una stima conservativa deve considerare il mix effettivo di trattamento specifico dell'entità, non tassi medi nazionali che potrebbero non riflettere la situazione aziendale.
I viaggi di lavoro (Categoria 6) rimangono una componente minore per molte entità italiane, ma aziende con sedi internazionali o modelli di lavoro distribuito devono misurare il chilometraggio per categoria di viaggio (voli brevi, voli lunghi, ferrovie, auto). Per i voli, l'inclusione del radiative forcing index (RFI) aggiunge complessità; molte entità italiane ancora non lo incorporano, il che comporta una sottostima fino al 40% delle emissioni da aviazione.
Per il pendolarismo dei dipendenti (Categoria 7), la CONSOB e i gestori patrimoniali iniziano a chiedere questa metrica come indicatore di intensità di carbonio per dipendente. Un'entità media di 500 dipendenti, distribuita tra Milano e comuni limitrofi, avrà una media di 1,5-2,0 tCO2e per dipendente per anno, assumendo un mix di auto personali, trasporto pubblico e lavoro da remoto.
Aspettative di revisione
I revisori legali che forniscono assurance limitata secondo l'ISAE 3410 su dati di Scope 3 italiani si concentrano sulla completezza del perimetro, sulla coerenza dei fattori di emissione utilizzati da un anno all'altro, e sulla riconciliazione tra i dati operativi interni e le stime di emissione comunicate. La CONSOB ha sottolineato, nel suo report su vigilanza della sostenibilità, che numerose entità quotate italiane presentano dati di Scope 3 senza spiegare quali categorie del GHG Protocol siano incluse o escluse. Una divulgazione minima attesa è la chiara indicazione delle 15 categorie GHG Protocol, lo stato di completamento/stima per ciascuna, e la percentuale di emissioni totali stimate versus calcolate da dati effettivi.
Le entità controllate da genitori europei soggetti a CSRD e già sottoposte ad assurance CSRD dovranno riconciliare i dati Scope 3 comunicati a livello europeo con quelli comunicati a livello italiano. Qualora il confine organizzativo differisca (ad esempio, controllo operativo versus controllo finanziario), tale discrepanza deve essere documentata e spiegata per garantire coerenza nei rendiconti consolidati.
Contesto specifico dell'Italia
L'Italia è la seconda economia manifatturiera europea dopo la Germania, con una base imprenditoriale costituita principalmente da piccole e medie imprese (PMI) nel settore meccanico, chimico, tessile, agroalimentare e automotive. Queste PMI, pur non soggette direttamente a obblighi CSRD per dimensione, sono sempre più oggetto di richieste di dati Scope 3 dai loro clienti (grandi aziende e multinazionali) per scopi di consolidamento delle emissioni di Scope 3 Categoria 1.
La transizione energetica italiana presenta peculiarità: malgrado gli impegni verso la neutralità climatica, l'Italia mantiene una dipendenza significativa da import di energia (gas naturale russo per oltre il 30%, seppur in diminuzione). Questo ha implicazioni dirette sulla stabilità dei fattori di emissione per l'energia acquistata: variabilità nei mix energetici europei comporta fluttuazioni nel fattore di emissione della rete italiana da un anno all'altro. Pertanto, qualsiasi progettazione di procedure analitiche su dati Scope 3 deve aspettarsi variabilità anno su anno nel fattore di emissione scelto, non dovuta a cambiamenti operativi bensì a fattori macroeconomici.
Inoltre, il settore del turismo e della ristorazione, significativo per l'economia italiana, genera importanti Scope 3 legati al trasporto di ospiti e fornitori. Un'entità ospedaliera o un operatore turistico deve includere nella Categoria 6 (viaggi di lavoro) e nella Categoria 4 (trasporto upstream) dati granulari per una stima realistica.
Domande frequenti
D: Come si riconciliano i dati CSRD di Scope 3 di una società italiana quotata con quelli comunicati a livello internazionale dal suo genitore europeo?
A: Il perimetro organizzativo CSRD utilizza il controllo finanziario o il controllo operativo (o una combinazione secondo le regole ESRS). Se la società italiana è consolidata integralmente dal genitore europeo, gli stessi dati di Scope 3 devono comparire nel consolidamento europeo. Se differenze emergono (ad esempio, l'entità italiana è contabilizzata con il metodo del patrimonio netto), la riconciliazione deve spiegare come i dati di Scope 3 operativi si collegano al consolidamento patrimoniale, non solo contabile.
D: Quali fattori di emissione dovrebbe utilizzare un'entità italiana manifatturiera per i materiali acquistati da fornitori europei non italiani?
A: La prima scelta è ottenere dati di emissione dai fornitori stessi, secondo il GHG Protocol Scope 3 Calculation Guidance. Se i fornitori non forniscono dati, utilizzare fattori di emissione spend-based disaggregati per settore economico (codice NACE europeo) da EXIOBASE o ecoinvent. Fattori italiani specifici rimangono limitati; in assenza, i fattori europei medi per il settore rappresentano un'approssimazione ragionevole, purché documentata e sottoposta a revisione.
D: Come si misura la Categoria 3 (emissioni upstream di energia) per un'entità con consumi di gas naturale significativi?
A: La Categoria 3 copre le emissioni upstream della produzione e della distribuzione di combustibili fossili e elettricità acquistati. Per il gas naturale, il GHG Protocol fornisce fattori well-to-gate (dalla estrazione alla porta dell'utente). DEFRA include fattori upstream per il gas naturale (circa 0,025 kg CO2e per kWh di contenuto energetico, escludendo la combustione stessa). L'entità deve documentare il consumo di gas in kWh termici (ottenibile dalle fatture energetiche), moltiplicarlo per il fattore well-to-gate e comunicarlo separatamente dal Scope 1 (combustione diretta del gas).
D: Una PMI italiana non quotata come dovrebbe affrontare la comunicazione volontaria di Scope 3?
A: Sebbene non obbligata dalla CSRD, una PMI che desidera comunicare volontariamente Scope 3 deve scegliere uno standard di rendicontazione coerente (GHG Protocol è lo standard di fatto in Europa) e una metodologia di calcolo documentata. La comunicazione dovrebbe includere il perimetro organizzativo, le categorie GHG incluse/escluse, gli fattori di emissione utilizzati, e il livello di incertezza/completezza dei dati. Se la PMI è auditata secondo ISA Italia 200 e oltre, il revisore legale può commentare sulla ragionevolezza della metodologia Scope 3 se interpellato, anche senza assurance esplicita.
D: Quali controlli interni dovrebbe implementare un'entità italiana per garantire l'accuratezza dei dati di Scope 3 Categoria 1?
A: I controlli interni dovrebbero includere: (1) segregazione tra dati operativi (flussi di acquisto) e calcolo delle emissioni (funzione finance/ESG); (2) riconciliazione ricorrente tra i record di acquisto e i dati di emissione riportati; (3) revisione annuale dei fattori di emissione utilizzati e dei parametri di calcolo; (4) documentazione del razionale per scostamenti materiali anno su anno nel fattore medio (ad esempio, cambio fornitore, cambio metodologia, cambio perimetro); (5) revisione di controllo indipendente da parte della funzione audit interna o del revisore esterno prima della divulgazione pubblica.
Rilievi ispettivi comuni
La CONSOB, nella sua attività di supervisione dei dati di sostenibilità, ha riscontrato che molte entità italiane quotate presentano Scope 3 senza specificare quale delle 15 categorie GHG Protocol sia inclusa o esclusa dalla cifra comunicata. Una divulgazione non qualificata di "Scope 3: 120.000 tCO2e" non consente al lettore (revisore compreso) di comprendere quale porzione del valore sia data effettiva versus stima, oppure quali categorie siano state semplificate.
Analogamente, le entità italiane che ricevono richieste di dati Scope 3 da clienti europei per consolidamento Categoria 1 presso il cliente frequentemente forniscono stime senza documentare il fattore di emissione utilizzato, il perimetro organizzativo, e il grado di approssimazione. Questo comporta cascate di errore nei dati Scope 3 consolidati del cliente. Una procedura analitica su tali dati da parte del revisore del cliente risulterebbe insufficiente se basata su soli fattori medi storici, senza indagine dell'effettiva composizione operativa del fornitore italiano.
Ulteriormente, alcune entità italiane confondono il perimetro Scope 3 con il perimetro di consolidamento contabile. Un'entità con controllate in Italia e all'estero può avere uno Scope 3 che include emissioni di fornitori globali (Categoria 1 upstream), mentre il consolidamento IAS/IFRS riguarda solo il controllo finanziario. Il revisore esterno deve assicurarsi che questa distinzione sia chiara nella documentazione sottostante.
Strumento di stima delle emissioni Scope 3
Lo strumento di stima Scope 3 ciferi consente alle entità italiane e ai revisori di stimare rapidamente le emissioni per categoria GHG Protocol, utilizzando fattori di emissione internazionali consolidati e metodologie GHG Protocol. Lo strumento supporta input basati su spesa (Categoria 1, 2, 14, 15), dati di attività energetica (Categoria 3), distanze di trasporto (Categorie 4, 9), rifiuti (Categorie 5, 12), viaggi di dipendenti (Categoria 6), numero di dipendenti per il pendolarismo (Categoria 7), metrature per asset locati (Categorie 8, 13), e unità specifiche del prodotto per le categorie d'uso (Categorie 10, 11).
Ogni stima genera un foglio di lavoro scaricabile con la metodologia, i fattori utilizzati, e i risultati disaggregati per categoria. Il foglio di lavoro è inteso come punto di partenza per procedure analitiche o per documentazione di audit in sede di revisione dei dati di sostenibilità.
Categorie di emissioni Scope 3
Categoria 1: Beni e servizi acquistati
Le emissioni cradle-to-gate della produzione di beni e servizi acquistati dall'entità. Per un'entità italiana con spesa in acquisti di EUR 5M annui, un fattore medio di emissione di 0,42 kg CO2e per euro genera una stima di 2.100 tCO2e di Categoria 1. Questo fattore è basato su EXIOBASE e rappresenta una media intersettoriale; entità specifiche dovrebbero chiedere ai fornitori dati di emissione quando materiali.
Categoria 2: Beni strumentali
Le emissioni cradle-to-gate della produzione di capital goods acquistati. Fattore medio 0,50 kg CO2e per euro. Per una società che investe EUR 500.000 in macchinari, questo genera circa 250 tCO2e di Categoria 2 per l'anno di acquisto.
Categoria 3: Emissioni relative al combustibile e all'energia
Le emissioni upstream della produzione e distribuzione di combustibili e energia acquistati. Il fattore per l'energia è 0,025 kg CO2e per kWh (upstream e perdite di trasmissione/distribuzione). Un impianto manifatturiero con consumo di 500.000 kWh annui genera circa 12.500 tCO2e di Categoria 3 solo per questo parametro.
Categoria 4: Trasporto e distribuzione upstream
Le emissioni dal trasporto di beni acquistati dai fornitori. Il fattore dipende dalla modalità: autotrasporto (0,107 kg CO2e per tonnellata-km), trasporto ferroviario (0,028), trasporto marittimo (0,016), trasporto aereo (0,602). Un'entità che riceve merce da fornitori europei via gomma per una media di 1.000 tonnellate-km generates circa 107 tCO2e per questa componente.
Categoria 5: Rifiuti generati nelle operazioni
Le emissioni dallo smaltimento e trattamento dei rifiuti prodotti. Il fattore dipende dal metodo: discarica (586 kg CO2e per tonnellata), incenerimento (21,3), riciclaggio (21,3), compostaggio (10,2). Un'entità che produce 100 tonnellate di rifiuti destinati a discarica generates circa 58.600 tCO2e per questa categoria.
Categoria 6: Viaggi di lavoro
Le emissioni dai trasporti dei dipendenti per attività lavorative. Fattori per categoria: voli brevi (0,156 kg CO2e per passeggero-km), voli lunghi (0,195), ferrovie (0,035), auto (0,171). Un dipendente che effettua 10 round-trip annui da Milano a Roma in aereo genera circa 0,78 tCO2e annue per questa categoria.
Categoria 7: Pendolarismo dei dipendenti
Le emissioni dai trasporti da casa a lavoro dei dipendenti. Fattore medio: 1,28 kg CO2e per dipendente per giorno lavorativo (230 giorni/anno). Un'entità con 500 dipendenti genera circa 147 tCO2e per questa categoria annualmente.
Categoria 8: Beni locati upstream
Le emissioni da gestione di beni locati dove l'entità ha controllo operativo. Fattore: 50 kg CO2e per m² per anno (media uffici). Un'entità che occupa 2.000 m² di spazi in leasing generates circa 100 tCO2e per questa categoria.
Categoria 9: Trasporto e distribuzione downstream
Le emissioni dal trasporto di prodotti venduti ai clienti. Fattori identici a Categoria 4. Un'entità manifatturiera che spedisce 500 tonnellate di prodotto tramite autotrasporto su media 800 km genera circa 42.800 tCO2e per questa categoria.
Categoria 10: Lavorazione di prodotti venduti
Le emissioni da processamento intermedio di prodotti venduti. Richiede fattori specifici del prodotto e del processo di lavorazione; non esiste un fattore di default universale.
Categoria 11: Uso di prodotti venduti
Le emissioni dall'uso finale di beni e servizi venduti sull'arco della loro vita utile. Richiede dati sul consumo energetico in uso e sulla durata di vita utile del prodotto.
Categoria 12: Trattamento end-of-life di prodotti venduti
Le emissioni dallo smaltimento di prodotti alla fine della loro vita. Fattori identici a Categoria 5 a seconda del metodo di smaltimento.
Categoria 13: Beni locati downstream
Le emissioni da gestione di beni posseduti e locati ad altri. Fattore: 50 kg CO2e per m² per anno (identico a Categoria 8).
Categoria 14: Franchise
Le emissioni da gestione di franchise non incluse in Scope 1 e 2. Fattore: 0,42 kg CO2e per euro di ricavi di franchise.
Categoria 15: Investimenti
Le emissioni associate a investimenti finanziari dell'entità. Fattore: 0,10 kg CO2e per euro investito (average PCAF-derived).
Come utilizzare questo strumento
- Selezionare l'entità: Inserire il nome dell'entità, la città italiana, il settore economico principale (NACE).
- Selezionare le categorie: Spuntare le categorie Scope 3 applicabili al vostro incarico o entità.
- Inserire i dati: Per ogni categoria selezionata, immettere il dato di attività (spesa in EUR, kWh di energia, tonnellate di rifiuto, chilometri di trasporto, numero di dipendenti, etc.). Lo strumento è prepopolato con fattori di emissione internazionali standard; è possibile personalizzare i fattori se disponibili dati specifici del fornitore o del settore.
- Generare la stima: Lo strumento calcola le emissioni totali per categoria e totali Scope 3 in tCO2e.
- Scaricare il foglio di lavoro: Esportare il risultato come foglio di lavoro con metodologia, fattori utilizzati, ipotesi, e conclusioni. Questo documento è adatto per presentazione al revisore esterno o al cliente, nonché per documentazione interna.
Considerazioni nel mettere in pratica
Lo strumento fornisce una stima di primo livello. Le entità che intendono comunicare pubblicamente Scope 3 dovrebbero:
Le PMI italiane non soggette a obblighi CSRD dovrebbero comunque considerare questa stima come esercizio interno per comprendere l'esposizione a emissioni della catena di fornitura, soprattutto se clienti multinazionali richiederanno dati Scope 3 per consolidamento Categoria 1.
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- Verificare con i fornitori critici se dati di emissione peer-reviewed o certificati sono disponibili per sostituire i fattori generici.
- Documentare il perimetro organizzativo (controllo finanziario, operativo, o combinato) secondo il GHG Protocol.
- Riconciliare il perimetro Scope 3 con il perimetro di consolidamento contabile IFRS per evitare discrepanze nei rendiconti consolidati se applicabile.
- Se sottoposta a revisione esterna secondo ISA Italia 200, comunicare al revisore l'intenzione di comunicare Scope 3 verificare se procedure di audit appropriate siano necessarie.
- Pianificare un'aderenza annuale ai risultati precedenti, documentando qualsiasi cambio metodologico, cambio fattori di emissione, o cambio perimetro che comporti variazioni anno su anno.