Definition

Nei fascicoli di impairment che vediamo passare in second-partner review, lo stesso errore ricorre con sorprendente regolarità: la direzione produce un valore d'uso elevato sull'asset specializzato, lo etichetta "fair value" e chiude il test. Il revisore firma. Il rilievo arriva in ispezione. Il problema non è tecnico, è concettuale: l'highest and best use (HUBU) non è il valore che il cespite ha per chi lo possiede oggi, ma il prezzo che pagherebbe un acquirente esterno informato in un mercato ordinario.

Come funziona

L'HUBU sostiene la valutazione del fair value secondo l'IFRS 13. Nel test di impairment ai sensi dell'IAS 36, si verifica se il valore contabile dell'attività superi il suo importo recuperabile, definito come il maggiore fra valore d'uso e fair value al netto dei costi di vendita. Per determinare il fair value si applica l'HUBU: il prezzo a cui il bene cambierebbe di mano fra due controparti indipendenti, consapevoli e non coercite.

La distinzione è netta. Il costo storico è ciò che l'entità pagò. Il valore d'uso è il valore attuale dei flussi di cassa che l'attività genera per quella specifica entità (assunzioni della direzione, piano industriale interno, sinergie con altri cespiti). L'HUBU, invece, riflette il mercato. Due entità possono attribuire allo stesso bene valori d'uso radicalmente diversi sulla base dei rispettivi piani; l'HUBU resta uno solo, perché è esterno.

Qui si annida il primo errore pratico. Quando un asset è specializzato (linee di produzione dedicate, immobili industriali con destinazione vincolata, brevetti settoriali), la direzione tende a dichiarare che "non esiste un mercato ordinario" e usa il valore d'uso come proxy del fair value. La norma non lo consente. L'IFRS 13.B2 chiede di considerare il mercato in cui l'entità opererebbe normalmente, includendo mercati secondari, internazionali, o usi alternativi del bene da parte di un acquirente che lo riconvertirebbe.

L'ISA 500.5(a) impone di acquisire elementi probativi sufficienti e appropriati sulle assunzioni significative usate dalla direzione nella valutazione. Quando entra in gioco l'HUBU, occorre verificare:

- quale mercato ordinario sia stato considerato (primario, secondario, alternativo); - come siano stati identificati i prezzi delle transazioni ordinarie; - se le restrizioni d'uso del bene siano state riflesse coerentemente; - se i costi di transazione siano trattati in modo coerente fra le diverse stime.

La norma dice questo. Nella pratica, le carte sono leggere proprio sul punto centrale: chi ha stimato il prezzo, su quali comparabili, con quale indipendenza dal cliente.

Esempio pratico: Stabilimenti Tessili Veneti S.p.A.

Cliente: azienda veneta di trasformazione tessile, FY2024, ricavi EUR 28M, reporter IFRS.

Una linea di produzione completamente specializzata per il filato di seta presenta valore contabile di EUR 2,4M e vita utile residua di sei anni. Il segmento della seta si è contratto bruscamente tre anni fa e nessun produttore italiano compra oggi questa linea. Il valore di scrap della macchina è EUR 180.000.

Passo 1 — mercato ordinario. La linea non è collocabile a un prezzo ordinario nel mercato domestico della seta perché i concorrenti non la comprano. Si considerino allora mercati alternativi: acquirenti in India o Vietnam che riconvertirebbero la linea a usi affini. L'IFRS 13.B2 impone di valutare il mercato in cui l'entità opererebbe normalmente, non solo quello attualmente attivo nel paese.

Documentazione: nel memo di pianificazione, si annoti il mercato ordinario identificato e la fonte delle transazioni (dati di mercato, broker, valutatori indipendenti).

Passo 2 — prezzo in transazione ordinaria. Un valutatore indipendente, incaricato dal cliente, stima che un acquirente vietnamita pagherebbe EUR 620.000 per la linea, al netto di smontaggio e trasporto. Questo è il prezzo ordinario, non lo scrap, perché l'HUBU presume un acquirente consapevole disposto a riconfigurare la linea per il proprio uso.

Qui interviene la complicazione che cambia la valutazione. Nel rivedere il fascicolo, emerge che il valutatore aveva fornito due scenari (EUR 620.000 base, EUR 410.000 worst case), e la direzione ha scelto solo il primo senza giustificarne la selezione. Si chiede integrazione: la relazione finale deve indicare perché lo scenario base sia ritenuto più probabile dello scenario worst, dato che entrambi muovono da comparabili reali. Il valutatore documenta che lo scenario base riflette tre transazioni del 2023-2024 su linee analoghe verso acquirenti del Sud-Est asiatico, mentre lo scenario worst riflette una sola transazione distressed. La selezione diventa difendibile, ma solo dopo questa integrazione.

Documentazione: si alleghi la relazione di valutazione con metodologia, comparabili e ipotesi di mercato. Si verifichi che il valutatore non sia correlato al cliente e che abbia accesso a dati di mercato ordinari.

Passo 3 — confronto. Valore contabile EUR 2,4M contro HUBU EUR 620.000: eccedenza di EUR 1,78M. Il valore d'uso, calcolato dalla direzione sui flussi attesi nel mercato della seta, è EUR 1M. L'importo recuperabile è il maggiore fra valore d'uso ed HUBU, quindi EUR 1M. La perdita di impairment è EUR 1,4M, non EUR 1,78M.

Documentazione: nel fascicolo di impairment si indichino chiaramente (a) valore contabile iniziale, (b) HUBU determinato dal valutatore con la giustificazione dello scenario, (c) valore d'uso della direzione, (d) importo recuperabile, (e) rettifica contabile proposta.

Conclusione operativa: il cliente registra perdita di impairment per EUR 1,4M nel bilancio FY2024. La rettifica è difendibile perché l'HUBU è ancorato a un mercato ordinario internazionale e la scelta dello scenario è motivata da comparabili tracciabili, non da una preferenza della direzione.

Cosa gli auditor e i reviewer capiscono male

- Tier 1 (rilievi ispettivi comparati): i fascicoli esaminati dalla NBA olandese sulla scia delle findings AFM mostrano frequente confusione fra valore d'uso ed HUBU: la direzione calcola i flussi attesi sulla linea specializzata e usa quel numero come fair value. Lo stesso pattern emerge nelle ispezioni CONSOB e nei controlli di qualità coordinati dal MEF sulle reti di revisione attive in Italia, dove il rilievo ricorrente riguarda l'assenza di valutazioni indipendenti su asset specializzati e la documentazione povera del mercato ordinario considerato. La sostanza è identica nei due ordinamenti: si confonde ciò che l'asset vale per il cliente con ciò che varrebbe sul mercato.

- Tier 2 (violazione standard): l'ISA 500.5(a), come recepito nei principi ISA Italia emanati dal CNDCEC, richiede elementi probativi sulle assunzioni significative di valutazione. Molti fascicoli documentano il valore d'uso (DCF specifico per l'entità) ma non il fair value basato su HUBU. Qualora il cliente abbia accesso a un mercato ordinario, anche ristretto o estero, il revisore deve ottenere una valutazione indipendente del prezzo HUBU e non limitarsi ai calcoli interni della direzione.

- Tier 3 (gap di pratica documentata): l'applicazione dell'HUBU su asset altamente specializzati (linee dedicate, brevetti verticali, immobili con vincoli di destinazione) resta sottoanalizzata perché richiedere una valutazione indipendente costa, allunga i tempi e crea attrito col cliente nella fase finale del bilancio. Qui sta l'incentivo perverso che la norma non risolve: il revisore sa che chiedere la valutazione esterna apre un fronte di costo e tempo, e il fascicolo si chiude più velocemente accettando il valore d'uso come proxy. È questa pressione di budget, non un'incomprensione tecnica, a spiegare perché lo stesso errore ritorni anno dopo anno nei controlli di qualità.

Quando rileva: impairment e rivalutazione

L'HUBU rileva in due situazioni operative su un incarico.

Test di impairment (IAS 36.10): quando si manifestino indicatori di riduzione di valore (variazione normativa, deterioramento della domanda, contenzioso che restringe l'uso del bene), si verifica se il valore contabile superi l'importo recuperabile. Se il fair value basato su HUBU risulti inferiore al valore contabile e il valore d'uso non lo compensi, è richiesta rettifica.

Valutazione al fair value (IFRS 13): quando il cliente contabilizzi immobili da investimento, strumenti finanziari o altri asset al fair value, l'HUBU determina il livello della gerarchia (Level 1, 2, 3). Se il mercato ordinario non sia liquido o non esista, la valutazione cade nel Level 3 e richiede modelli con input non osservabili, con disclosure rafforzata.

Il revisore non deve limitarsi a verificare l'esistenza di una valutazione. Deve verificare che la valutazione separi nettamente il prezzo che un terzo informato pagherebbe dal valore che l'asset genera per il cliente. Qui due revisori esperti possono legittimamente divergere: quando il mercato secondario sia sottile (poche transazioni l'anno, comparabili distanti per geografia o specifica tecnica), alcuni ritengono accettabile il valore d'uso come proxy del fair value con disclosure; altri, in linea con la lettura più rigorosa dell'IFRS 13, esigono comunque la valutazione indipendente. Entrambe le posizioni trovano supporto nella prassi e nessuna delle due è "sbagliata" finché il fascicolo documenti chiaramente la scelta e le sue ragioni.

Termini correlati

Fair value: prezzo al quale un bene verrebbe scambiato fra parti consapevoli e indipendenti in transazione ordinaria. L'HUBU è il concetto chiave per determinarlo. Si veda /it/glossary/fair-value.

Valore d'uso: valore attuale dei flussi di cassa attesi che un'attività genera per quella specifica entità. Può divergere significativamente dall'HUBU.

Impairment: riduzione del valore contabile di un'attività quando l'importo recuperabile scenda sotto il valore contabile stesso. L'HUBU entra nel calcolo dell'importo recuperabile come uno dei due termini di confronto.

Gerarchia di fair value: classificazione delle valutazioni in tre livelli secondo la disponibilità di dati di mercato ordinario. L'HUBU concorre alla determinazione del livello applicabile.

Elemento probativo: secondo l'ISA 500, il revisore deve acquisire elementi probativi sufficienti e appropriati riguardo alle assunzioni significative nella stima del fair value via HUBU.

Strumenti correlati

Se l'entità contabilizzi asset al fair value o debba effettuare test di impairment, il Calcolatore di Fair Value ISA 500 di Ciferi semplifica la documentazione della valutazione e della gerarchia di fair value, incluso il posizionamento dell'HUBU e la tracciatura del mercato ordinario considerato. Accedi al calcolatore

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