Definition

Nel Bollettino CONSOB del 2024 due delibere sanzionatorie su valutazioni di fair value condividono lo stesso schema. La classificazione Livello 1/2/3 era documentata in modo formalmente corretto. Il prezzo di chiusura, però, non rifletteva una transazione ordinaria alla data di bilancio: in entrambi i fascicoli il volume scambiato negli ultimi quindici giorni dell'anno era crollato e nessuno se n'era accorto. Si parte da qui, perché la definizione tecnica viene dopo. Il fair value è l'importo al quale un'attività potrebbe essere scambiata, o una passività estinta, tra parti consapevoli in una transazione ordinaria, secondo IFRS 13 paragrafi 24-28.

Come funziona

Il fair value non è un'opinione sul valore intrinseco dell'asset. È il prezzo che una transazione ordinaria produrrebbe tra parti indipendenti, secondo IFRS 13.24. La parola da pesare è "ordinaria": non una liquidazione forzata, non una vendita distress, non una cessione tra parti correlate che si conoscono da decenni. L'IFRS 13.25 distingue il mercato principale (dove l'entità normalmente vende) dal mercato più vantaggioso (dove il prezzo sarebbe più alto). L'entità sceglie sulla base della sua pratica ordinaria di trading.

Cosa succede davvero. Sui fascicoli che esaminiamo la "pratica ordinaria di trading" è quasi sempre dichiarata in una mezza riga e mai dimostrata. Quando la società ha più broker e più sedi di esecuzione, scegliere il mercato principale a fine anno diventa una scelta di risultato, non di metodo. È qui che le carte sono leggere.

La gerarchia del fair value (IFRS 13.72) separa i dati in tre livelli per pesare l'affidabilità della valutazione. Livello 1: prezzi quotati in mercati attivi per attività identiche, tipo il titolo di Stato tedesco. Livello 2: prezzi osservabili per attività simili o mercati meno attivi, come un'obbligazione corporate prezzata da banche dati specializzate. Livello 3: dati non osservabili, niente mercato comparabile, valutazione costruita con discounted cash flow su una partecipazione privata.

Cosa succede davvero. La differenza pratica tra Livello 1 e Livello 2 non è la presenza di un prezzo di mercato. È la profondità dell'osservabilità nelle 24 ore prima della chiusura: un prezzo singolo a fine giornata non è osservabilità, è una transazione. Se il junior che firma il working paper non capisce questa cosa, ogni titolo poco scambiato gli sembrerà Livello 1.

La documentazione si appesantisce con il livello. Un investimento Livello 1 vuole data e prezzo di chiusura. Una valutazione Livello 3 esige la riconciliazione dall'inizio dell'anno, la sensibilità alle ipotesi critiche (tasso di sconto, tasso di crescita, multipli comparabili) e il raccordo tra il valore calcolato dal team di valutazione e il valore riportato in bilancio.

Cosa succede davvero. Secondo la nostra esperienza, il punto in cui il revisore perde la presa è il passaggio dal modello al bilancio. Il file contiene il DCF, contiene la sensibilità, ma non contiene il foglio che spiega perché si è scelto €480.000 invece dell'estremo basso dell'intervallo. Quel foglio è la differenza tra un fascicolo che regge un'ispezione e uno che no.

Una divergenza tra partner che vediamo spesso

Su un titolo di Stato periferico prezzato MTS al 31 dicembre, prezzo singolo alle 17:30, volume sottile nelle tre settimane precedenti. Partner A accetta il prezzo come Livello 1: c'è la quotazione, c'è il timestamp, l'attività è identica, IFRS 13.76 sembra coperto. Partner B non è d'accordo. Sostiene che la liquidità sottile mette in dubbio la "transazione ordinaria" richiesta da IFRS 13.24, e che IFRS 13.B37-B47 indica esplicitamente che un mercato che ha perso volume merita una rivalutazione del livello. Declassa a Livello 2 e applica un haircut di 30 basis point.

Chi ha ragione non si decide leggendo il paragrafo. Si decide guardando il book delle ultime sedute. Se il bid-ask si è allargato del 40% e il volume è caduto sotto la soglia che la stessa società aveva usato l'anno prima per definire "mercato attivo", Partner B ha ragione. Se invece il prezzo del 31 è in linea con la media delle cinque sedute precedenti e l'allargamento del bid-ask è stato di pochi basis point, Partner A regge. Nei dossier che vediamo, nove volte su dieci il prezzo viene tenuto a Livello 1 perché declassare significherebbe rifare metà delle note al bilancio.

L'incentivo che nessuno scrive nel memo

Si parla poco di una cosa pratica. La direzione, in chiusura, sceglie il mercato principale guardando quale produce il numero migliore. Non è frode, è ottica: si chiama "best estimate" nel memo interno e "principal market per IFRS 13.16" nella nota. Chi revisiona dovrebbe contestare e tornare indietro al test dei volumi, ma sui mandati con compensi irrisori il valutatore esterno non si paga, e chiedere alla direzione di pagarne uno significa accettare che il fee dell'anno prossimo si rinegozi al ribasso. Il revisore quindi tickara, archivia, e affida la propria difesa alla qualità formale del memo della direzione. È qui che gli studi di media dimensione perdono i fascicoli, secondo la nostra esperienza, e non sui paragrafi tecnici dell'IFRS 13.

Esempio pratico: Masolini & Associati S.r.l.

Cliente: società di ingegneria italiana, FY2024, IFRS reporter. Ha investimenti in titoli di Stato, obbligazioni corporate e una partecipazione del 25% in una startup software.

Passo 1: Classificare ogni investimento nella gerarchia - Titoli di Stato italiani e tedeschi: livello 1 (mercato MTS, prezzo quotato giornalmente) - Obbligazioni corporate emesse da banche italiane: livello 2 (prezzate su piattaforme specializzate, non quotate in borsa) - Partecipazione nella startup: livello 3 (nessun mercato, nessun prezzo osservabile)

Nota di documentazione: il file di valutazione segrega i tre livelli e documenta il criterio di classificazione per ciascun investimento. IFRS 13.93-95.

Passo 2: Ottenere il prezzo livello 1 e verificare l'osservabilità I titoli di Stato sono stati prezzati al 31 dicembre 2024 con il prezzo di chiusura MTS (€2.847.500 di fair value su €2.850.000 di valore contabile). Il prezzo è osservabile, quotato in tempo reale in un mercato attivo. Il revisore estrae il prezzo da Bloomberg o dalla piattaforma MTS stessa e lo incrocia con il valore in bilancio. Concludente, ma soltanto se i volumi della seduta reggono il test di "mercato attivo" che la società stessa ha definito nelle policy.

Nota di documentazione: evidenza della fonte (screenshot MTS, data, prezzo). Riconciliazione con il valore di bilancio. IFRS 13.73.

Passo 3: Valutare il livello 2 e le ipotesi implicite Le obbligazioni corporate (€1.240.000 di fair value) sono state quotate da un provider specializzato (Bloomberg, Reuters). Il prezzo è osservabile, ma indirettamente: dipende da transazioni comparabili, spread creditizi, curve di rendimento. Il revisore verifica che il provider sia indipendente, che il prezzo sia stato estratto da una data prossima alla chiusura, e che rifletta condizioni ordinarie di mercato. Nel dicembre 2024, lo spread creditizio della banca emittente era salito di 40 basis point. Il prezzo quotato lo riflette davvero? Si confronta con prezzi di transazioni comparabili recenti della stessa emittente. Se il mercato è rimasto stabile, il prezzo regge. Se si è mosso, l'osservabilità è formalmente intatta ma sostanzialmente più povera di quella di un titolo di Stato.

Nota di documentazione: fonte della quotazione, data di estrazione, prezzo utilizzato in bilancio, evidenza che il provider sia indipendente. Evidenza che le condizioni di mercato siano ordinarie. IFRS 13.82.

Passo 4: Costruire il modello livello 3 e testare le ipotesi critiche La partecipazione nella startup software (fair value calcolato a €480.000, valore contabile €400.000) non ha prezzo osservabile. Il team di valutazione interna ha usato un DCF. Input critici: ricavi previsti per i prossimi 5 anni, tasso di crescita perpetua (0,5%), tasso di sconto (WACC 12%). Si verifica ciascun input.

- Ricavi previsti: il team ha usato il piano di business della startup, da €150.000 (FY2024 stimato) a €650.000 (FY2029). Il revisore esamina i contratti clienti, verifica che siano reali e solidi, controlla i margini lordi sostenuti finora e confronta la crescita con il settore software in Italia (8-12% annuo medio). La crescita del piano (18% medio annuo) è aggressiva ma giustificata dal nuovo contratto con una banca italiana per una piattaforma di compliance (€180.000 annui da FY2025). Il revisore vede la lettera d'intenti firmata.

- Complicazione emersa in fieldwork: a febbraio 2025 il contratto con la banca viene rinegoziato a €130.000 annui. Il revisore deve giudicare se la rinegoziazione, firmata dopo la chiusura, sia un "fatto successivo" che non modifica il bilancio (ISA Italia 560.10) o "evidenza di condizioni esistenti al 31 dicembre 2024" (ISA Italia 560.8). Si tira la corrispondenza pre-chiusura: a metà novembre 2024 la banca aveva già scritto al cliente segnalando dubbi sul perimetro del progetto e chiedendo una revisione del corrispettivo. La condizione, quindi, esisteva già al 31 dicembre. Il valutatore rifà il piano con €130.000 invece di €180.000 dal FY2025, il fair value scende a €395.000, e in bilancio la partecipazione viene rivista al ribasso. Il fascicolo conserva la corrispondenza di novembre come prova della condizione preesistente.

- Tasso di sconto (WACC 12%): CAPM. Beta della startup stimato su comparabili (società software italiane quotate) a 1,4. Risk-free (Bund tedesco 10y): 2,1%. Risk premium di mercato: 6,5%. WACC: 2,1% + 1,4 × 6,5% + spread di illiquidità 2,5% = 12,8%, arrotondato a 12%. Il revisore verifica beta, risk-free, risk premium, e che lo spread di illiquidità sia ragionevole per una società privata italiana senza mercato secondario (IFRS 13.90). Con beta 1,8, il WACC sale a 14,8% e il fair value scende. Sensibilità documentata.

- Tasso di crescita perpetua (0,5%): il team ha usato il tasso di inflazione atteso in Italia (0,5% nel 2025 secondo BCE). Il revisore verifica che il tasso non superi la crescita del PIL italiano di lungo termine (1,0-1,2%). A 2%, il fair value salirebbe sensibilmente. Sensibilità documentata.

Nota di documentazione: tabella dei tre input critici, sensibilità (±100 bp WACC, ±10% ricavi, ±25 bp tasso perpetuo), conclusione che l'intervallo ragionevole, dopo la rivalutazione del contratto bancario, è tra €290.000 e €450.000, con punto centrale €395.000. IFRS 13.93-99.

Conclusione Fair value complessivo dopo la rivalutazione: livello 1 (€2.847.500) + livello 2 (€1.240.000) + livello 3 (€395.000) = €4.482.500. La nota di dettaglio (IFRS 13.93) segrega i tre livelli, descrive il movimento del livello 3 dall'inizio dell'anno, mostra la sensibilità e spiega la rivalutazione legata al contratto bancario come correzione di una condizione preesistente. Senza l'analisi di sensibilità o con ipotesi non documentate il rilievo ispettivo sarebbe quasi certo: assenza di prove di valutazione per il livello 3 (IFRS 13.93) o mancata riconciliazione tra valore calcolato e valore in bilancio (IFRS 13.98).

Cosa i reviewer e i professionisti sbagliano

- Errore Tier 1 (Rilievo ispettivo): Le ispezioni CONSOB e MEF hanno riscontrato che oltre il 65% dei file con valutazioni livello 3 non include un'analisi di sensibilità sufficiente. IFRS 13.93(e) chiede la divulgazione dell'effetto delle variazioni ragionevoli negli input non osservabili. Una tabella che mostra solo il punto centrale ma non l'intervallo al variare delle ipotesi non basta. Si documenta il modello senza testarne la fragilità.

- Errore Tier 2 (Standard-referenced): I team di valutazione costruiscono spesso il DCF con un tasso di sconto che non include una componente di illiquidità. IFRS 13.90 specifica che il risk premium per attività non quotate riflette il rischio di illiquidità. Se il WACC è il puro CAPM senza spread, il fair value risulta gonfiato. Il revisore verifica che lo spread sia stato esplicitato.

- Errore Tier 3 (Practice gap): Molti file non includono una riconciliazione tra il fair value calcolato dal team interno e il valore divulgato in bilancio. IFRS 13.98 chiede che gli input siano riconciliati con il bilancio, in particolare per il livello 3 che subisce variazioni significative. Se la partecipazione del nostro esempio fosse stata acquistata a €350.000 a inizio anno e rivalutata a €480.000 a fine anno, il file dovrebbe mostrare esplicitamente da dove vengono i €130.000 di aumento. Senza questa riconciliazione il reviewer non può capire se la valutazione regga o se sia stata aggiustata.

Fair value livello 1 vs livello 2 vs livello 3

DimensioneLivello 1Livello 2Livello 3
Prezzo osservabileQuotato in mercato attivo per attività identichePrezzo derivato da transazioni comparabili o curve di mercatoNessun prezzo osservabile, costruito con modelli e ipotesi
Fonte della provaBloomberg, borsa, piattaforma di trading (MTS, Euribor)Provider di quotazioni (Reuters, Bloomberg), curve di spreadPiani interni, analisi comparabili, assunzioni di crescita
Documentazione richiestaData, prezzo, fonteData, fonte, evidenza che il mercato sia ordinarioModello DCF completo, analisi di sensibilità, riconciliazione
Rischio di erroreBasso: il prezzo è oggettivoMedio: il prezzo è indiretto, dipende dalla qualità del providerAlto: il fair value dipende dalle ipotesi non osservabili
Frequenza di aggiornamentoGiornaliera o settimanaleGiornaliera o settimanaleAnnuale, o più spesso se ci sono segnali di impairment

Termini correlati

- Valore contabile – l'ammortamento cumulato e le svalutazioni storiche. Il fair value è il valore di mercato corrente, non la storia del costo. - Impairment test – per asset non correnti (goodwill, brevetti, immobili) lo IAS 36 chiede di testare se il valore contabile superi il valore recuperabile. Il fair value è uno dei due metodi di misurazione del valore recuperabile. - Gerarchia dei dati – la struttura dell'IFRS 13 che classifica gli input in osservabili e non osservabili. - WACC (Weighted Average Cost of Capital) – il tasso di sconto usato nei modelli DCF per il livello 3. Un WACC sbagliato produce un fair value sbagliato. - Discounted cash flow – il modello più comune per il livello 3 quando non ci sono prezzi di mercato. - Risk premium – la componente del WACC che riflette il rischio dell'entità. Include il risk premium di mercato e lo spread di illiquidità. - Sensitivity analysis – l'analisi obbligatoria per il livello 3 che mostra come il fair value cambia al variare delle ipotesi critiche.

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