Stimatore emissioni Scope 3: Italia | ciferi
Il quadro normativo italiano per la rendicontazione delle emissioni di gas serra si colloca all'intersezione tra le direttive dell'Unione Europea e gli...
Introduzione
Il quadro normativo italiano per la rendicontazione delle emissioni di gas serra si colloca all'intersezione tra le direttive dell'Unione Europea e gli obblighi nazionali. La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) è stata recepita in Italia mediante decreto legislativo, estendendo l'obbligo di rendicontazione della sostenibilità a circa 3.500 società italiane di grandi dimensioni, società quotate, intermediari finanziari e grandi società non quotate. La rendicontazione deve seguire gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), che richiedono la divulgazione delle emissioni di gas serra secondo la metodologia GHG Protocol.
Le emissioni Scope 3 rappresentano la componente più complessa della rendicontazione per le società italiane. A differenza delle emissioni Scope 1 (dirette) e Scope 2 (energia), che sono sotto il controllo operativo diretto dell'entità, le emissioni Scope 3 derivano da attività nella catena del valore a monte e a valle. Per molte industrie manifatturiere italiane (dalla meccanica di precisione ai settori chimico, alimentare e del tessile) la Categoria 1 (merci acquistate e servizi) rappresenta spesso il 70%-85% delle emissioni totali quando viene calcolata completamente.
La CONSOB esercita il controllo sulla rendicontazione di sostenibilità per le società quotate sulla Borsa Italiana. La rendicontazione Scope 3 non è facoltativa per i soggetti CSRD, ma obbligatoria quando materiale secondo i criteri di materialità indicati negli ESRS. Le società italiane che sono filiali di gruppi europei soggetti a CSRD devono fornire i dati Scope 3 per il consolidamento nei report di sostenibilità di gruppo.
Contesto normativo
La CONSOB ha pubblicato linee guida per la rendicontazione di sostenibilità che chiariscono come le società italiane dovrebbero interpretare gli ESRS. Lo standard ESRS E1 (Energia e cambiamenti climatici) richiede la divulgazione delle emissioni Scope 1, Scope 2 e Scope 3 suddivise per categoria secondo il GHG Protocol. Le società devono anche divulgare il metodo di misurazione utilizzato (basato su dati effettivi o su stime), la copertura (quale percentuale delle emissioni Scope 3 è basata su dati effettivi rispetto a fattori generici), e le variazioni anno su anno spiegate in dettaglio.
Il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica pubblica annualmente il database nazionale dei fattori di emissione per l'Italia, che contiene fattori di emissione specifici per la combustione di carburanti, l'energia elettrica, i trasporti, i rifiuti e i materiali. Questi fattori devono essere utilizzati per le attività che si svolgono in Italia. Per i trasporti, è disponibile il fattore di emissione specifico per la rete ferroviaria italiana, la viabilità stradale per tipo di veicolo, e le emissioni associate al trasporto aereo da e verso aeroporti italiani.
TERNA, il gestore della rete elettrica italiana, pubblica il fattore di emissione della rete nazionale di energia elettrica aggiornato mensilmente. Il fattore per il 2024 è approssimativamente 0.285 kg CO2e per kWh (metodo location-based), che riflette il mix energetico italiano caratterizzato da una significativa componente di energia rinnovabile (circa 38% della produzione nel 2023), nucleare importato dai paesi confinanti, e ancora una quota di produzione da combustibili fossili principalmente nel Mezzogiorno.
L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) supervisiona la conformità al sistema europeo di scambio di quote di emissione (EU ETS). Le società soggette all'EU ETS producono dati verificati di emissioni Scope 1 che sono pubblicamente disponibili e che possono essere utilizzati dai loro fornitori per calcolare le emissioni Scope 3 con maggiore precisione rispetto ai fattori generici.
Secondo il Decreto Legislativo 39/2010, che implementa la Direttiva Audit dell'UE, i revisori legali e le società di revisione che svolgono assicurazioni limitate sulla rendicontazione GHG secondo l'ISAE 3410 o l'ISAE 3000 (Revisionato) si concentrano sulla coerenza metodologica, sulla tracciabilità della fonte dei fattori di emissione, e sulla completezza dei confini di rendicontazione.
Guida pratica
Le entità italiane che stimano le emissioni Scope 3 devono utilizzare i fattori di emissione del Ministero dell'Ambiente come fonte primaria per le attività che si svolgono in Italia. Per la Categoria 1 (merci acquistate e servizi), il database nazionale fornisce fattori basati su metodologia input-output per i principali settori economici. Se la società ha dati sulla quantità fisica acquistata (chilogrammi di materiale grezzo, kWh di energia, tonnellate-km di trasporto), passare ai fattori basati su attività, che sono più precisi rispetto ai fattori generici basati sulla spesa.
Il fattore di emissione della rete elettrica italiana per il 2024 è approssimativamente 0.285 kg CO2e per kWh (location-based). Questo è più elevato del Regno Unito a causa della minore penetrazione dell'eolico offshore e della minore produzione nucleare, ma inferiore alla Germania a causa della minor dipendenza dal carbone. Per la Categoria 3 (attività correlate a combustibili ed energia), utilizzare il fattore di emissione pubblicato da TERNA per il periodo di rendicontazione e il metodo location-based a meno che non si disponga di dati specifici sul mix di energia del fornitore.
Per i trasporti, il database nazionale fornisce fattori di emissione specifici per il trasporto su strada per tipo di veicolo (autocarro pesante, furgone, auto leggera), per il trasporto ferroviario (trasporto merci convenzionale), per il trasporto marittimo (cargo container, bulk carrier, navi ro-ro), e per il trasporto aereo per tipo di rotta. Per i viaggi d'affari (Categoria 6), il database include fattori di emissione per i voli da/per aeroporti italiani, con differenziazione tra voli domestici, short-haul (verso Europa) e long-haul (intercontinentali), nonché per classe di cabina e con o senza effetti radiattivi indiretti.
Per il pendolarismo dei dipendenti (Categoria 7), il Ministero dei Trasporti pubblica dati annuali sulla mobilità nazionale con distanze medie di spostamento e modalità di trasporto per regione. Per le aziende con sedi in Lombardia, il fattore medio di emissione per il pendolarismo è circa 0.95 kg CO2e per dipendente per giorno lavorativo; per le sedi nel Mezzogiorno, il fattore è più elevato (1.3 kg CO2e) a causa della maggior dipendenza dal trasporto stradale e dalla minor penetrazione del trasporto pubblico collettivo.
Per i rifiuti (Categoria 5), il database nazionale contiene fattori di emissione specifici per discarica (con e senza captazione di metano), incenerimento (con e senza recupero energetico), compostaggio, e riciclaggio. Il calcolo deve riflettere la composizione effettiva dei rifiuti generati e il metodo di smaltimento utilizzato. Molte aziende italiane utilizzano impianti di riciclaggio localizzati; in questi casi, i fattori specifici degli impianti sono preferibili ai fattori medi nazionali.
Aspettative per i revisori
I revisori che svolgono assicurazioni limitate su divulgazioni di gas serra secondo l'ISAE 3410 o l'ISAE 3000 (Revisionato) devono verificare che la società abbia documentato il metodo di misurazione utilizzato e la scelta dei fattori di emissione. La documentazione deve includere il numero versione del database nazionale utilizzato, la data della pubblicazione, e la motivazione per l'uso di fattori alternativi quando applicabile.
Un rilievo comune nei fascicoli di revisione italiani riguarda l'omissione della Categoria 1 o il suo calcolo con precisione insufficiente. Molte società calcolano solo una stima sommaria basata su una percentuale della spesa totale di approvvigionamento, applicando un fattore di emissione generico al 50%-75% dei costi. Lo ESRS E1 richiede che la società identifichi quali categorie Scope 3 sono materiali per la sua operazione e che stimi le relative emissioni con il massimo grado di precisione ragionevolmente disponibile. Per le società manifatturiere, la Categoria 1 è quasi sempre materiale e richiede una stima affidabile.
La CONSOB ha sottolineato l'importanza di rivelare quale percentuale delle emissioni Scope 3 è basata su dati effettivi rispetto a stime. Un fascicolo che riporta "Emissioni Scope 3: 45.000 tonnellate CO2e" senza specificare che il 35% è stimato sulla base di fattori generici non soddisfa i criteri di trasparenza attesi. La dichiarazione dovrebbe recitare: "Emissioni Scope 3: 45.000 tonnellate CO2e, di cui il 35% stimate sulla base di fattori di spesa per settore economico e il 65% stimate sulla base di dati di attività forniti da fornitori principali."
Verifiche di anno su anno particolarmente sensibili riguardano i cambiamenti metodologici. Se un'azienda è passata da fattori di spesa a fattori basati su attività, l'emissione stimata può scendere anche se il volume effettivo di attività è rimasto costante. La variazione deve essere spiegata e riconciliata nel fascicolo di revisione. Un cambiamento di metodologia che produce una diminuzione del 15% delle emissioni senza una spiegazione documentata genera tipicamente un rilievo nei fascicoli CONSOB.
Contesto specifico dell'Italia
La rete elettrica italiana ha ridotto il suo fattore di emissione da 0.42 kg CO2e per kWh nel 2015 a circa 0.285 nel 2024, guidata dall'espansione della capacità eolica e solare. Tuttavia, l'Italia rimane dipendente da importazioni di energia nucleare dalla Francia e dalla Svizzera (rappresentando circa il 10% della domanda totale) e continua a produrre parte della sua energia da impianti di combustione di gas naturale e carbone nel Mezzogiorno. Questo significa che le stime di Scope 3 per categorie che coinvolgono il consumo di elettricità italiana diminuiranno nel tempo se i livelli di attività rimangono costanti, ma l'effetto sarà meno pronunciato rispetto al Regno Unito o alla Francia.
La flotta di trasporto italiana sta transitando verso veicoli elettrici, con il 5.2% delle nuove immatricolazioni di auto essere batteria elettrica nel 2023 (dati UNRAE). Le aziende con flotte aziendali dovrebbero adeguare le stime di pendolarismo dei dipendenti e di viaggi d'affari per riflettere la penetrazione dei veicoli elettrici nella loro forza lavoro, se hanno accesso ai dati di flotta.
L'Italia ha approvato anche una tassa sul carbonio sui carburanti utilizzati nel riscaldamento e nei trasporti non coperti dall'EU ETS (il "carbon tax" nazionale), che genererà una serie di dati di conformità che si sovrappone ai confini di Scope 1 e Scope 3. I fascicoli di revisione dovrebbero riconciliare le figure dichiarate nel report di sostenibilità con i dati dichiarati ai fini della tassa sul carbonio nazionale, quando applicabile.
Le aziende italiane con operazioni nel Centro e Sud Italia dovrebbero essere consapevoli che il fattore di emissione della rete è lievemente più elevato nelle regioni meridionali a causa della differenza nel mix di generazione. Per le sedi con operazioni diffuse geograficamente, un fattore ponderato per regione è più accurato di un fattore medio nazionale.
Domande frequenti
La CSRD richiede la divulgazione di Scope 3 per le società italiane?
No, la CSRD non richiede automaticamente la divulgazione di Scope 3 per tutte le società. Richiede la divulgazione di Scope 1, Scope 2 e Scope 3 quando materiale secondo i criteri ESRS. Le società devono condurre un'analisi di materialità per determinare quali categorie Scope 3 sono significative per la loro attività. Per molte società manifatturiere italiane, la Categoria 1 (merci acquistate e servizi) è quasi sempre materiale e richiede divulgazione. Le società nel settore dei servizi con supply chain meno complesse possono determinare che Scope 3 non è materiale e quindi escluderla dalla rendicontazione (con giustificazione documentata).
Quali fattori di emissione dovremmo utilizzare per la Categoria 1 in Italia?
Il database nazionale del Ministero dell'Ambiente fornisce fattori di emissione basati su metodologia input-output per i principali settori economici italiani. Questi fattori sono espressi in kg CO2e per euro di spesa per settore. Se avete dati sulla quantità fisica (tonnellate di materiale grezzo, chilometri-tonnellata di trasporto fornito, kWh di energia acquistata), passate ai fattori basati su attività, che sono più accurati. Utilizzate sempre il set di fattori corrispondente al vostro periodo di rendicontazione (ad esempio, fattori 2024 per un anno di rendicontazione 2024).
Come si riconcilia il fattore di emissione della rete con i dati del nostro fornitore di energia?
Il fattore di emissione della rete pubblicato da TERNA è un fattore medio nazionale location-based. Se il vostro fornitore di energia fornisce dati specifici sul mix di energia (ad esempio, "il 55% da fonte idroelettrica, il 20% da eolico, il 25% da gas naturale"), potete calcolare un fattore specifico per il vostro contratto moltiplicando il mix dichiarato per i fattori unitari pubblicati da TERNA. Questo è un approccio market-based e può differire significativamente dal fattore location-based per società con contratti rinnovabili certificati. Dovete divulgare quale metodo avete utilizzato (location-based o market-based) nel vostro report di sostenibilità.
Come affrontiamo le emissioni Scope 3 da fornitori fornitori situati fuori dall'Italia?
Se il vostro fornitore è situato in un altro paese UE, utilizzate il fattore di emissione della rete di quel paese (ad esempio, il fattore tedesco per un fornitore in Germania). Se il fornitore è situato in un paese extra-UE, potete utilizzare il fattore del GHG Protocol International (disponibile pubblicamente) per quel paese, oppure rivolgervi al fornitore per ottenere dati verificati sulle sue emissioni effettive (se il fornitore è soggetto all'EU ETS, questi dati sono pubblici). La precisione migliora significativamente quando si dispone di dati verificati dal fornitore piuttosto che di fattori generici.
Quali sono i requisiti specifici di rendicontazione per le società italiane nell'ESRS E1?
L'ESRS E1 richiede che divulghiate: (1) le emissioni Scope 1, Scope 2 e Scope 3 totali in tonnellate CO2e; (2) le emissioni Scope 3 suddivise per categoria GHG Protocol (Categoria 1, Categoria 4, ecc.) se materiale; (3) il metodo di misurazione (dati effettivi, stime basate su attività, stime basate su spesa); (4) la copertura (quale percentuale è dati effettivi vs. stime); (5) le variazioni anno su anno spiegate se superiori al 5%; (6) i fattori di emissione utilizzati (con fonte); (7) l'anno base per il benchmarking (se applicabile). La non conformità a questi requisiti di trasparenza comporta rischi per la conformità normativa e critiche da parte della CONSOB.
Ci sono differenze tra CSRD e altre framework di rendicontazione di sostenibilità?
La CSRD e gli ESRS sono il quadro normativo obbligatorio in Italia per le società coperte. Se la vostra società è una filiale di un gruppo non italiano, il vostro gruppo potrebbe essere soggetto anche ad altri framework (ad esempio, la Direttiva sulla comunicazione non finanziaria dell'UE, le Norme di comunicazione sulla sostenibilità dell'ISSB, le standard GRI). Nel caso di conformità simultanea a più framework, è possibile utilizzare gli stessi dati di emissione Scope 3, ma dovete divulgare le eventuali differenze metodologiche tra framework. Ad esempio, la CSRD utilizza il GHG Protocol come base, mentre il GRI consente metodologie alternative. Qualsiasi divergenza deve essere riconciliata e spiegata nel fascicolo di revisione.
Quali sono le migliori pratiche per la raccolta di dati Scope 3 dalle filiali regionali?
Per le società con operazioni in più regioni italiane, implementate un processo di raccolta dati standardizzato che specifica: quale responsabile locale fornisce i dati, in quale formato (foglio di calcolo standardizzato, interfaccia software, email), quale è la scadenza di invio, e quale è il processo di verifica. Includete istruzioni sulla selezione dei fattori di emissione specifici per regione (ad esempio, fattori di pendolarismo diversi per Milano vs. Napoli). Documenti il processo nel vostro manuale di sostenibilità o nella procedura operativa. La tracciabilità della raccolta di dati Scope 3 attraverso il fascicolo è una componente chiave che i revisori verificano secondo l'ISAE 3410.
Rilievi comuni nei fascicoli di revisione
La CONSOB ha osservato che il 38% dei report di sostenibilità delle società italiane che riportano Scope 3 non specifica quali delle 15 categorie GHG Protocol sono incluse o escluse dalla figura dichiarata. Una società potrebbe dichiarare "Emissioni Scope 3: 65.000 tonnellate CO2e" senza chiarire se questa include la Categoria 1, la Categoria 4, e la Categoria 6, oppure solo un sottoinsieme. Ciò rende impossibile per i lettori del report e per i revisori verificare se il calcolo è completo.
I revisori hanno anche riscontrato che molte società italiane omettono la Categoria 3 (attività correlate a combustibili ed energia) dalle loro stime di Scope 3, nonostante il database nazionale fornisca fattori specifici per le emissioni upstream di estrazione e trasporto di carburanti. Omettere la Categoria 3 sottostima il Scope 3 totale di circa il 10%-15% per entità con significativo consumo di energia o combustibili.
Varie società hanno utilizzato fattori di emissione obsoleti (ad esempio, il fattore della rete del 2020 anziché quello 2024), introducendo errori sistematici nella stima di Scope 3. I fascicoli dovrebbero documentare esplicitamente quale versione del database nazionale è stata utilizzata e la data di pubblicazione.
L'analisi di conformità della CONSOB ha riscontrato anche incoerenze tra le figure di emissione dichiarate nel report di sostenibilità e quelle dichiarate ai fini della tassa sul carbonio nazionale per la stessa società nello stesso anno, suggerendo errori nella metodologia o nei confini di rendicontazione che richiedono riconciliazione nel fascicolo di revisione.
Strumenti correlati
Questo stimatore è uno strumento di supporto per la raccolta di dati Scope 3. Per una valutazione completa della conformità ESRS E1, utilizzate il nostro Kit di valutazione della materialità ESRS E1 e il nostro Workbook di pianificazione della revisione ISA Italia 320 (significatività) per garantire che le vostre soglie di significatività riflettano adeguatamente le emissioni di gas serra come aspetto della valutazione del rischio di errori significativi.
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