Definition
Nei fascicoli CSRD che vediamo, la società sceglie il metodo di consolidamento (equity share, financial control, operational control) senza documentarne il motivo. Lo stesso gruppo, con perimetro operational control, può produrre un inventario superiore del 60% rispetto al perimetro financial control. Quando la scelta non è motivata sulle carte di lavoro, il revisore di sostenibilità non può valutare se il numero comunicato al mercato sia coerente con la strategia. La direttiva CSRD recepita in Italia tramite il D.Lgs. 6 settembre 2024, n. 125 obbliga la rendicontazione ESRS E1 ma non prescrive la metodologia. Questo combinato lascia al revisore il compito che non aveva nella revisione contabile: validare il framework, non solo applicarlo.
Come funziona
Cosa va storto, prima della metodologia. Nei fascicoli CSRD recenti il problema non è il calcolo. È la scelta a monte. Il metodo di consolidamento viene preso dalla società di consulenza che produce il dashboard, senza che la direzione documenti il perché. Oppure i fattori di emissione vengono mescolati tra fonti incoerenti: TERNA per lo stabilimento principale, fattore generico EU27 per i magazzini in outsourcing, IPCC per il gas. Oppure ancora, lo Scope 3 viene escluso "perché troppo difficile da misurare" senza che la nota metodologica dichiari l'esclusione e ne spieghi le conseguenze sulla completezza.
Il GHG Protocol affronta queste falle con una struttura a tre livelli. Lo Scope 1 include le emissioni dirette prodotte da fonti possedute o controllate dall'organizzazione, ovvero la combustione di carburanti nei veicoli aziendali e le emissioni di processo dagli impianti di produzione. Lo Scope 2 comprende le emissioni indirette derivanti dall'energia elettrica, dal vapore e dal calore acquistati. Lo Scope 3 cattura tutte le altre emissioni della catena del valore (trasporto e distribuzione, uso dei prodotti, smaltimento dei rifiuti, viaggio aziendale dei dipendenti, pendolarismo).
La scelta del metodo di consolidamento determina quali entità del gruppo rientrano nel calcolo. Il metodo dell'equity share include le operazioni in proporzione alla quota azionaria. Il metodo del financial control include solo le operazioni dove l'organizzazione ha il controllo finanziario; quello dell'operational control include le operazioni dove l'organizzazione ha l'autorità di operare. Ciascun metodo produce un perimetro diverso e numeri di emissione molto diversi per lo stesso gruppo.
Cosa succede davvero. Nei fascicoli che vediamo, la decisione sul consolidamento viene presa una volta dal CFO o dal sustainability manager (spesso copiando l'anno precedente) e mai più rivisitata. Il revisore di sostenibilità che chiede di vedere la giustificazione si trova davanti a una mail di ottobre 2023. Le carte sono leggere. Qualora la struttura del gruppo sia cambiata (acquisizioni, dismissioni, joint venture), il metodo scelto va riesaminato; il D.Lgs. 125/2024 e l'attestazione di sostenibilità che la società di revisione rilascia richiedono che l'audit trail copra questa rivalutazione.
Una volta definiti l'ambito e il metodo, l'organizzazione seleziona i fattori di emissione (emission factors) dalle banche dati del GHG Protocol o da fonti equivalenti. Le fonti più comuni sono Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), International Energy Agency (IEA), banche dati nazionali. Un fattore di emissione converte il consumo di una risorsa (kilogrammi di carburante, megawatt-ora di elettricità) in tonnellate di CO2 equivalente. Molte organizzazioni usano fattori nazionali o regionali, che variano in modo marcato per paese e fonte energetica.
Cosa succede davvero, secondo punto. La coerenza nei fattori è dove i fascicoli falliscono più spesso. I fattori si aggiornano a metà anno. Una società che acquista elettricità da TERNA e usa il fattore 2024 da gennaio a giugno, poi passa al fattore 2025 da luglio in poi, deve documentare la scelta: ricalcolare i mesi pregressi (più conservativo, più lavoro) oppure mantenere il fattore originale per il periodo (più semplice, ma il numero finale non riflette il mix reale). Nessuna delle due opzioni è sbagliata in assoluto. Sbagliata è la scelta non documentata.
Esempio pratico: Manifatture Tessili Alpina S.r.l.
Cliente: società manifatturiera italiana con sede a Biella, produzione di tessuti tecnici, FY2024, dipendenti 380, fatturato EUR 28M.
Fase 1: Definire il perimetro di consolidamento La direzione sceglie l'operational control. L'inventario include lo stabilimento principale a Biella (controllato direttamente) e due magazzini logistici in outsourcing (gestiti da un partner, ma con autorità operativa della società). Il metodo dell'operational control produce un perimetro più ampio rispetto al financial control (che escluderebbe i magazzini), ed è quello più appropriato per il modello operativo della società.
Nota di documentazione: decisione sulla metodologia di consolidamento documentata nel file "GHG Protocol consolidation choice" datato 15 febbraio 2024, con approvazione dalla direzione.
Fase 2: Identificare le fonti di emissione per Scope 1, 2 e 3 Scope 1: caldaia a gas naturale nello stabilimento (consumo annuale: 450.000 m³), 24 veicoli aziendali (consumo medio: 12 litri/100 km, percorrenza totale 850.000 km/anno). Scope 2: acquisto di elettricità (450.000 kWh/anno dal fornitore Terna, mix italiano). Scope 3: trasporto delle materie prime da fornitori piemontesi (stima: 320 tonnellate di tessuti spediti dai fornitori su 850 km in media), trasporto del prodotto finito ai clienti in Europa (stima: 1.200 tonnellate su 1.500 km medi).
Nota di documentazione: elenco delle fonti di emissione e le relative categorie Scope documentate in "Emission sources inventory 2024" con fonte dei dati di consumo (fatture energetiche, report logistici, registri di carburante).
Fase 3: Selezionare i fattori di emissione Scope 1 - Gas naturale: fattore IPCC 2.04 kg CO2/m³. Scope 1 - Benzina: fattore ISPRA italiano 2.31 kg CO2/litro. Scope 2: fattore mix elettrico italiano 2024 da TERNA report: 395 g CO2/kWh. Scope 3: fattore trasporto su strada da GHG Protocol Transportation Guidance: 0.14 kg CO2/tonnellata-km (valore medio EU27).
Nota di documentazione: fonte dei fattori di emissione documentata in "Emission factor library 2024" con data di aggiornamento, versione della fonte, e giustificazione della scelta quando fattori alternativi erano disponibili.
Complicazione emersa nel corso del lavoro. A novembre 2024 il fornitore principale di tessuti grezzi, che pesa per circa il 70% dello Scope 3 inbound, comunica di non poter fornire dati granulari di consumo energetico. Il team deve scegliere tra due proxy: un proxy fatturato (allocazione in base al peso economico del fornitore, semplice ma poco sensibile al mix produttivo reale) e un proxy distanza-volume (più aderente al consumo logistico ma cieco rispetto all'energia di processo del fornitore). Si opta per il proxy distanza-volume sul trasporto e si dichiara separatamente l'esclusione del consumo energetico di processo del fornitore, motivandola in nota metodologica. La direzione approva la scelta. Qualora il fornitore renda disponibili i dati granulari nel FY2025, il fattore verrà ricalcolato e il dato 2024 ripresentato in via comparativa.
Nota di documentazione: memo "Scope 3 inbound: proxy selection" datato 18 novembre 2024, firmato dal partner di sostenibilità e dal sustainability manager della società.
Fase 4: Calcolare le emissioni Scope 1 - Gas naturale: 450.000 m³ × 2.04 kg CO2/m³ = 918 tonnellate CO2. Scope 1 - Carburante: 850.000 km / 100 × 12 litri × 2.31 kg CO2/litro = 236 tonnellate CO2. Totale Scope 1: 1.154 tonnellate CO2.
Scope 2: 450.000 kWh × 0.395 kg CO2/kWh = 178 tonnellate CO2.
Scope 3: Materie prime inbound 320 tonnellate × 850 km × 0.14 kg CO2/t-km = 37.920 kg CO2 = 38 tonnellate CO2. Prodotti finiti outbound: 1.200 tonnellate × 1.500 km × 0.14 = 252.000 kg CO2 = 252 tonnellate CO2. Totale Scope 3 (solo trasporto tracciato): 290 tonnellate CO2.
Inventario totale: 1.154 + 178 + 290 = 1.622 tonnellate CO2 equivalente per FY2024.
Nota di documentazione: fogli di calcolo dell'inventario con formule verificabili, identificazione delle celle con stime versus dati misurati, annotazioni su incertezze nei fattori di emissione e nelle misurazioni.
L'inventario è incluso nella rendicontazione CSRD a partire dal FY2025, secondo le date di applicazione del D.Lgs. 125/2024 per le società di media dimensione. L'approccio operativo e i fattori di emissione sono documentati a un livello che permette una verifica limitata nel corso dell'audit di sostenibilità ai sensi del principio ISA Italia 5000 in arrivo per l'assurance di sostenibilità.
Cosa rivedono male i revisori di sostenibilità
Tier 1 - Rilievo ispettivo nominato. L'ente belga IBR-IRE (riferimento comparativo, in quanto la CONSOB italiana sta ancora costruendo il proprio repertorio di rilievi sull'assurance di sostenibilità) ha osservato in diverse verifiche della rendicontazione di sostenibilità che le società selezionano il metodo di consolidamento senza documentare la scelta. Il metodo scelto produce un perimetro radicalmente diverso. Un inventario calcolato con financial control è spesso molto inferiore a quello ottenuto con operational control, e non è possibile valutare quale sia coerente con la strategia comunicata al mercato senza che la scelta sia dichiarata. Cosa significa nella pratica: la nota metodologica che si limita a "il gruppo applica il GHG Protocol" non basta. Servono il metodo scelto, la data della decisione e la giustificazione.
Tier 2 - Errore pratico standard-referenziato. I team di revisione applicano i fattori di emissione in modo incoerente all'interno dello stesso inventario. Un fattore nazionale viene usato per l'energia dello stabilimento principale, ma un fattore generico EU27 per i magazzini in outsourcing. Oppure il fattore viene aggiornato a metà anno senza che si ricalcolino i dati dei periodi precedenti. Il GHG Protocol richiede coerenza nella selezione e nell'applicazione. L'incoerenza introduce errore sistematico difficile da quantificare in sede di audit; la direzione non sempre lo riconosce come tale.
Tier 3 - Gap documentativo. Lo Scope 3 è per definizione il più difficile da misurare. La catena del valore spesso non riporta dati sui consumi e il gap documentativo è il più ampio. Molte organizzazioni stimano lo Scope 3 usando dati proxy (fatturato del fornitore come proxy per tonnellate spedite) o estrapolazioni (un campione di ordini per stimare il totale). Queste metodologie sono lecite secondo il GHG Protocol, ma i revisori spesso non valutano la coerenza tra il metodo di stima e il livello di completezza comunicato. Una stima basata su un campione del 15% degli ordini dovrebbe essere identificata come tale nella nota integrativa, non come dato misurato.
Disaccordo legittimo: lo Scope 3 categoria 11
Sull'inclusione della categoria 11 dello Scope 3 ("uso del prodotto venduto") per un produttore B2B i partner non concordano, e per ragioni serie. Il Partner A include la categoria, anche con stima di massima, perché la double materiality di ESRS E1 considera l'impatto del prodotto sul ciclo di vita e perché un dato stimato e dichiarato come tale è preferibile al silenzio. Il Partner B la esclude e documenta l'incertezza, perché una stima senza dato di partenza affidabile (il produttore B2B non controlla come il cliente userà il prodotto) rischia di essere peggio di un'esclusione dichiarata: il numero entra nel comunicato stampa, perde la nota metodologica per strada e diventa un'affermazione che il revisore non può sostenere. Entrambe le posizioni sono difendibili. Quale prevalga nel caso specifico dipende da quanto è strutturata la base dati del cliente B2B, da cosa la direzione è disposta a firmare nella relazione sulla sostenibilità, e da quanto la nota metodologica della società è effettivamente letta dagli stakeholder.
Scope 1, 2 e 3: qual è la differenza
Una distinzione che genera confusione sia nelle organizzazioni sia nei revisori riguarda la classificazione corretta di una fonte di emissione.
Scope 1: emissioni dirette Prodotte da fonti possedute o controllate direttamente dall'organizzazione. Esempi: gas di scarico dai veicoli aziendali, combustione di carburante nelle caldaie aziendali, emissioni di processo dagli impianti di produzione propri, fughe di refrigerante dagli impianti di condizionamento aziendali. La caratteristica distintiva è il controllo operativo diretto sulla fonte.
Scope 2: emissioni indirette da energia acquistata Prodotte durante la generazione dell'energia (elettricità, vapore, calore) che l'organizzazione acquista e consuma. L'organizzazione non possiede la centrale elettrica, ma le emissioni sono prodotte nella generazione dell'energia che consuma. Esempi: elettricità dal fornitore nazionale, vapore industriale acquistato, calore da teleriscaldamento. Lo Scope 2 ha un elemento di scelta importante: la metodologia di calcolo dipende dal mix energetico del paese di approvvigionamento. Un'organizzazione che acquisti elettricità in Norvegia (mix idroelettrico, fattore basso) avrà uno Scope 2 molto inferiore rispetto alla stessa organizzazione che acquisti da un paese con elevata dipendenza da carbone.
Scope 3: tutte le altre emissioni della catena del valore Copre ogni emissione non compresa nello Scope 1 o nello Scope 2. Esempi: trasporto di materie prime da fornitori, uso dei prodotti da clienti finali, smaltimento dei rifiuti, viaggio aziendale dei dipendenti su mezzi pubblici, pendolarismo da casa, emissioni da attività upstream della supply chain. Lo Scope 3 è raramente completo. Molte organizzazioni escludono intere categorie ("non tracciamo il pendolarismo") e lo comunicano nelle note metodologiche.
La distinzione importa perché il GHG Protocol richiede di rendicontare Scope 1 e 2 come obbligatori e le categorie rilevanti di Scope 3 come "materiali" secondo la double materiality. Un'organizzazione nel settore della logistica avrà uno Scope 3 dominante (trasporto cliente-fornitore). Un'organizzazione manifatturiera avrà uno Scope 1 dominante (combustione nei processi). Non rendicontare la categoria materiale significa presentare un inventario incompleto.
L'incentivo perverso
Il marketing aziendale ha bisogno di un numero presentabile entro la deadline del comunicato stampa. La società di consulenza che produce il dashboard ESG offre il consolidation method che produce il numero più favorevole. I compensi dell'audit di sostenibilità in Italia sono ancora bassi rispetto al lavoro richiesto. La stessa logica dei "compensi irrisori" che il MEF ha richiamato per la revisione legale si applica all'attestazione ex D.Lgs. 125/2024. Sotto questa pressione, la tentazione del revisore di accettare la metodologia "così com'è" è strutturale, non personale. Il principio ISA Italia 5000 in arrivo dovrebbe rendere esplicita la richiesta di lavoro sul framework, non solo sul dato; nel frattempo, un fascicolo che dimostri la valutazione attiva del consolidation method (anche con un memo di una pagina) è la differenza tra un'attestazione difendibile e una che non regge a un controllo CONSOB.
Conformità con CSRD ed ESRS
Il GHG Protocol è il framework metodologico più diffuso in Europa per il calcolo dell'inventario di emissioni. Le aziende soggette a CSRD devono rendicontare secondo ESRS E1 (Cambiamenti climatici). ESRS E1 non prescrive il GHG Protocol. Di fatto richiede la stessa struttura (Scope 1, 2 e 3, con metodologie trasparenti e fattori di emissione tracciabili), e quindi il GHG Protocol è il modo più diretto per soddisfare ESRS E1. In Italia il D.Lgs. 125/2024 recepisce la CSRD; la CONSOB e il MEF stanno definendo le modalità operative dell'attestazione di sostenibilità, e il principio ISA Italia 5000 in fase di emanazione regolerà l'assurance da parte del revisore.
Strumento correlato
Ciferi non offre al momento un calcolatore GHG Protocol integrato. La preparazione e la verifica dell'inventario GHG rimangono prevalentemente manuali. Gli audit di sostenibilità si concentrano sulla validazione della metodologia (coerenza del consolidamento, scelta dei fattori, completezza dello Scope 3) e sulla tracciabilità dei dati di consumo (fatture energetiche, report logistici, registri di carburante).
Termini correlati
- Scope 1 emissions: Emissioni dirette da fonti controllate. - Scope 2 emissions: Emissioni indirette da energia acquistata. - Scope 3 emissions: Emissioni dalla catena del valore. - Emission factor: Coefficiente di conversione da quantità (kWh, litri) a CO2 equivalente. - Carbon footprint: Totale delle emissioni GHG di un'organizzazione. - Double materiality: Valutazione della rilevanza degli impatti climatici sia per l'organizzazione che per gli stakeholder.
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