Come funziona

Il GHG Protocol si basa su una struttura a tre livelli. Scope 1 include le emissioni dirette prodotte da fonti possedute o controllate dall'organizzazione: combustione di carburanti nei veicoli aziendali, emissioni di processo dagli impianti di produzione. Scope 2 comprende le emissioni indirette derivanti dall'energia elettrica, dal vapore e dal calore acquistati. Scope 3 cattura tutte le altre emissioni della catena del valore: trasporto e distribuzione, uso dei prodotti, smaltimento dei rifiuti, viaggio aziendale dei dipendenti, pendolarismo.
La scelta del metodo di consolidamento determina quali entità dell'organizzazione rientrano nel calcolo. Il metodo dell'equity share include tutte le operazioni in proporzione alla quota azionaria. Il metodo del financial control include solo le operazioni dove l'organizzazione ha il controllo finanziario. Il metodo dell'operational control include le operazioni dove l'organizzazione ha l'autorità di operare. Ciascun metodo produce un perimetro diverso e numeri di emissione molto diversi per lo stesso gruppo.
Una volta definiti l'ambito e il metodo, l'organizzazione seleziona i fattori di emissione (emission factors) dalle banche dati del GHG Protocol o da fonti equivalenti (IPCC, IEA, banche dati nazionali). Un fattore di emissione convertisce il consumo di una risorsa (kilogrammi di carburante, megawatt-ora di elettricità) in tonnellate di CO2 equivalente. Molte organizzazioni utilizzano fattori di emissione nazionali o regionali, che variano significativamente per paese e fonte energetica. La scelta dei fattori determina buona parte dell'accuratezza del inventario.

Esempio pratico: Manifatture Tessili Alpina S.r.l.

Cliente: società manifatturiera italiana con sede a Biella, produzione di tessuti tecnici, FY2024, dipendenti 380, fatturato EUR 28M.
Fase 1: Definire il perimetro di consolidamento
La direzione sceglie l'operational control: l'inventario include lo stabilimento principale a Biella (controllato direttamente) e due magazzini logistici in outsourcing (gestiti da un partner, ma con autorità operativa della società). Il metodo dell'operational control produce un perimetro piu ampio rispetto al financial control (che escluderebbe i magazzini) ma è il piu appropriato per il modello operativo della società.
Nota di documentazione: decisione sulla metodologia di consolidamento documentata nel file "GHG Protocol consolidation choice" datato 15 febbraio 2024, con approvazione dalla direzione.
Fase 2: Identificare le fonti di emissione per Scope 1, 2 e 3
Scope 1: caldaia a gas naturale nello stabilimento (consumo annuale: 450.000 m³), 24 veicoli aziendali (consumo medio: 12 litri/100 km, percorrenza totale 850.000 km/anno).
Scope 2: acquisto di elettricità (450.000 kWh/anno dal fornitore Terna, mix italiano).
Scope 3: trasporto delle materie prime da fornitori piemontesi (stima: 320 tonnellate di tessuti spediti dai fornitori su 850 km in media), trasporto del prodotto finito ai clienti in Europa (stima: 1.200 tonnellate su 1.500 km medi).
Nota di documentazione: elenco delle fonti di emissione e le relative categorie Scope documentate in "Emission sources inventory 2024" con fonte dei dati di consumo (fatture energetiche, report logistici, registri di carburante).
Fase 3: Selezionare i fattori di emissione
Scope 1 - Gas naturale: fattore IPCC 2.04 kg CO2/m³. Scope 1 - Benzina: fattore ISPRA italiano 2.31 kg CO2/litro. Scope 2: fattore mix elettrico italiano 2024 da TERNA/TERNA 2024 report: 395 g CO2/kWh. Scope 3: fattore trasporto su strada da GHG Protocol Transportation Guidance: 0.14 kg CO2/tonnellata-km (valore medio EU27).
Nota di documentazione: fonte dei fattori di emissione documentata in "Emission factor library 2024" con data di aggiornamento, versione della fonte, e giustificazione della scelta quando fattori alternativi erano disponibili.
Fase 4: Calcolare le emissioni
Scope 1 - Gas naturale: 450.000 m³ × 2.04 kg CO2/m³ = 918 tonnellate CO2. Scope 1 - Carburante: 850.000 km / 100 × 12 litri × 2.31 kg CO2/litro = 236 tonnellate CO2. Totale Scope 1: 1.154 tonnellate CO2.
Scope 2: 450.000 kWh × 0.395 kg CO2/kWh = 178 tonnellate CO2.
Scope 3: Materie prime inbound 320 tonnellate × 850 km × 0.14 kg CO2/t-km = 37.920 kg CO2 = 38 tonnellate CO2. Prodotti finiti outbound: 1.200 tonnellate × 1.500 km × 0.14 = 252.000 kg CO2 = 252 tonnellate CO2. Totale Scope 3 (solo trasporto tracciato): 290 tonnellate CO2.
Inventario totale: 1.154 + 178 + 290 = 1.622 tonnellate CO2 equivalente per FY2024.
Nota di documentazione: fogli di calcolo dell'inventario con formule verificabili, identificazione delle celle con stime versus dati misurati, annotazioni su incertezze nei fattori di emissione e nelle misurazioni.
Conclusione: L'inventario GHG Protocol fornisce il numeratore per la strategia di decarbonizzazione della società e sarà incluso nella rendicontazione CSRD a partire dal FY2025 (data di applicazione CSRD per società medie: gennaio 2025 per rendicontazione dell'esercizio 2024). L'approccio operativo e i fattori di emissione sono stato documentati in modo sufficiente da permettere una verifica limitata del dato nel corso dell'audit di sostenibilità.

Cosa rivedono male i revisori di sostenibilità

Tier 1 - Rilievo ispettivo nominato: L'ente belga IBR-IRE ha osservato in diverse verifiche della rendicontazione di sostenibilità che le società selezionano il metodo di consolidamento (equity share, financial control, operational control) senza documentare la scelta o il motivo. Il metodo scelto produce un perimetro radicalmente diverso dello stesso gruppo. Un inventario calcolato con financial control è spesso significativamente inferiore a quello ottenuto con operational control, ma non è possibile valutare quale sia coerente con la strategia comunicata al mercato senza che la scelta sia dichiarata.
Tier 2 - Errore pratico standard-referenziato: I team di revisione applicano i fattori di emissione in modo incoerente all'interno dello stesso inventario. Un fattore nazionale viene usato per l'energia dello stabilimento principale, ma un fattore generico EU27 per i magazzini in outsourcing. Oppure, il fattore di emissione viene aggiornato a metà anno senza ri-calcolare i dati dei periodi precedenti. Il GHG Protocol richiede coerenza nella selezione e nell'applicazione dei fattori. L'incoerenza introduce errore sistematico difficile da quantificare in sede di audit.
Tier 3 - Gap documentativo documentato: Lo Scope 3 è per definizione il piu difficile da misurare (la catena del valore spesso non riporta dati sui consumi), e il gap documentativo è il piu ampio. Molte organizzazioni stimano lo Scope 3 usando dati proxy (fatturato del fornitore come proxy per tonnellate spedite) o estrapolazioni (un campione di ordini per stimare il totale). Queste metodologie sono lecite secondo il GHG Protocol, ma i revisori spesso non valutano la coerenza tra il metodo di stima e il livello di completezza comunicato. Una stima basata su un campione del 15% degli ordini dovrebbe essere chiaramente identificata come tale nella nota integrativa, non come dato misurato.

Scope 1, 2 e 3: qual è la differenza

Una distinzione critica che genera confusione sia nelle organizzazioni sia nei revisori riguarda la classificazione corretta di una fonte di emissione.
Scope 1: Emissioni dirette
Prodotte da fonti possedute o controllate direttamente dall'organizzazione. Esempi: gas di scarico dai veicoli aziendali, combustione di carburante nelle caldaie aziendali, emissioni di processo dagli impianti di produzione propri, fughe di refrigerante dagli impianti di condizionamento aziendali. La caratteristica distintiva è il controllo operativo diretto sulla fonte.
Scope 2: Emissioni indirette da energia acquistata
Prodotte durante la generazione dell'energia (elettricità, vapore, calore) che l'organizzazione acquista e consuma. L'organizzazione non possiede la centrale elettrica, ma le emissioni sono prodotte nella generazione dell'energia che consuma. Esempi: elettricità dal fornitore nazionale, vapore industriale acquistato, calore da teleriscaldamento. Scope 2 ha un elemento di scelta importante: la metodologia di calcolo dipende dal mix energetico del paese di approvvigionamento. Un'organizzazione che acquista elettricità in Norvegia (mix idroelettrico, fattore molto basso) avrà Scope 2 molto inferiore rispetto alla stessa organizzazione che acquista da un paese con elevata dipendenza da carbone.
Scope 3: Tutte le altre emissioni della catena del valore
Copre ogni emissione non compresa in Scope 1 o Scope 2. Esempi: trasporto di materie prime da fornitori, uso dei prodotti da clienti finali, smaltimento dei rifiuti, viaggio aziendale dei dipendenti su mezzi pubblici, pendolarismo da casa, emissioni da attività upstream della supply chain. Scope 3 è raramente completo. Molte organizzazioni escludono intere categorie (es. "non tracciamo il pendolarismo") e lo comunicano nelle note metodologiche.
La distinzione importa perché il GHG Protocol richiede di rendicontare Scope 1 e 2 come obbligatori, e le categorie rilevanti di Scope 3 come "materiali" secondo la double materiality. Un'organizzazione nel settore della logistica avrà Scope 3 dominante (trasporto cliente-fornitore). Un'organizzazione manifatturiera avrà Scope 1 dominante (combustione nei processi). Non rendicontare la categoria materiale significa presentare un inventario incompleto.

Conformità con CSRD ed ESRS

Il GHG Protocol è il framework metodologico più ampiamente usato in Europa per il calcolo dell'inventario di emissioni. Le aziende soggette a CSRD devono rendicontare secondo ESRS E1 (Cambiamenti climatici). ESRS E1 non prescrive il GHG Protocol, ma di fatto richiede la stessa struttura: Scope 1, Scope 2, Scope 3, con metodologie trasparenti e fattori di emissione tracciabili. Il GHG Protocol è il modo più diretto per soddisfare ESRS E1.

Strumento correlato

Ciferi non offre al momento un calcolatore GHG Protocol integrato. La preparazione e la verifica dell'inventario GHG rimangono prevalentemente manuale. Gli audit di sostenibilità si concentrano sulla validazione della metodologia (coerenza del consolidamento, scelta dei fattori, completezza dello Scope 3) e sulla tracciabilità dei dati di consumo (fatture energetiche, report logistici, registri di carburante).

Termini correlati

---

  • Scope 1 emissions: Emissioni dirette da fonti controllate.
  • Scope 2 emissions: Emissioni indirette da energia acquistata.
  • Scope 3 emissions: Emissioni dalla catena del valore.
  • Emission factor: Coefficiente di conversione da quantità (kWh, litri) a CO2 equivalente.
  • Carbon footprint: Totale delle emissioni GHG di un'organizzazione.
  • Double materiality: Valutazione della rilevanza degli impatti climatici sia per l'organizzazione che per gli stakeholder.

Ricevi approfondimenti pratici sulla revisione, ogni settimana.

Niente teoria d'esame. Solo ciò che rende le revisioni più efficienti.

Oltre 290 guide pubblicate20 strumenti gratuitiCreato da un revisore in esercizio

Niente spam. Siamo revisori, non venditori.