Punti chiave
- La cronologia della CSRD è obbligatoria per tutte le aziende in ambito UE che superano i criteri di definizione (dimensione, quotazione, filiale di imprese non-UE).
- Le grandi aziende (>250 dipendenti o >€50M di ricavi) applicano gli ESRS a partire dall'anno fiscale 2024, pubblicando la prima relazione nel 2025.
- Le PMI quotate affrontano un primo dovere di diligenza nel 2026, con prima relazione nel 2027; il dovere di diligenza obbligatorio rimandato al 2028 per PMI non quotate.
- Il revisore non verifica "conformità CSRD" come tale, ma valuta se la relazione sulla sostenibilità è omessa o totalmente inaccurata quando richiesta dalla norma.
Come funziona
La CSRD non è un singolo standard; è una direttiva UE che obbliga il rendicontazione di sostenibilità secondo gli ESRS (European Sustainability Reporting Standards) secondo una cronologia rigida. La fase di implementazione dipende da tre fattori: dimensione aziendale, quotazione in borsa, e tipo di impresa.
Le grandi aziende sono quelle con più di 250 dipendenti o almeno due dei seguenti criteri: attivo totale superiore a €25M, ricavi netti superiori a €50M. Queste aziende applicano gli ESRS a partire dall'anno fiscale 2024 (calendario 2024), pubblicando la prima relazione sulla sostenibilità entro il 30 aprile 2025. Il revisore, in ambito ISA Italia 720 (o equivalente nazionale), valuta se la relazione sulla sostenibilità è omessa quando richiesta, o se contiene dichiarazioni palesemente inaccurate rispetto ai dati di gestione (ad esempio, dichiarazioni sulla riduzione delle emissioni che contraddicono i consumi energetici documentati).
Le PMI quotate (aziende tra 10 e 250 dipendenti che hanno titoli quotati) applicano gli ESRS a partire dall'anno fiscale 2026, pubblicando la prima relazione nel 2027.
Le PMI non quotate erano esentate dalla CSRD fino a febbraio 2024, quando la Commissione ha proposto di estendere la direttiva. Il nuovo testo proposto obbligherebbe le PMI non quotate a conformarsi agli ESRS semplificati a partire dall'anno fiscale 2028 (prima relazione 2029), ma la finalizzazione legislativa è ancora in corso.
Le filiali di imprese non-UE (filiali europee di gruppi multinazionali con più di 500 dipendenti) entrano in ambito CSRD se il gruppo supera determinati criteri di dimensione a livello mondiale. La cronologia è la stessa della CSRD base (grandi aziende 2024, PMI 2026 se quotate).
La distinzione cruciale per il revisore è che la CSRD non crea un obbligo di revisione della relazione sulla sostenibilità (almeno fino al 2028, quando la Direttiva Audit Modernisation entrerà in vigore). Il revisore valuta l'omissione totale della relazione quando richiesta, ma non effettua un'assurance completa su ciascun dato di sostenibilità. Questo cambia con l'implementazione della Direttiva Audit Modernisation nel 2028, quando alcuni bilanci dovranno includere un'assurance limitata sulla relazione sulla sostenibilità.
Esempio pratico: Industrie Tessili Verdi S.r.l.
Cliente: Azienda italiana manifatturiera specializzata in filati sostenibili, 340 dipendenti, ricavi FY2024 pari a €78M, quotata su Euronext Growth Milan dal 2021.
Situazione: ITV supera i criteri di "grande azienda" della CSRD (>250 dipendenti e >€50M di ricavi). È quotata in borsa.
Passo 1: identificare l'anno di inizio conformità CSRD
Poiché ITV è quotata e supera i criteri dimensionali, l'anno di inizio è l'esercizio fiscale 2024 (calendario gennaio-dicembre 2024). Documentazione in carta di lavoro: lettere di incarico e comunicazione della governance della società per confermare la quotazione e i dati di dimensione.
Passo 2: determinare la scadenza di pubblicazione
La prima relazione sulla sostenibilità CSRD deve essere pubblicata entro il 30 aprile 2025 (entro 120 giorni dalla fine dell'esercizio 2024). Nota: questa è una scadenza legale oltre la quale la non-conformità espone l'azienda a sanzioni amministrative. Il revisore verifica il rispetto della scadenza in fase di revisione del bilancio.
Passo 3: valutare l'omissione della relazione sulla sostenibilità
Se ITV non pubblica alcuna relazione sulla sostenibilità entro il 30 aprile 2025, la relazione di revisione sul bilancio 2024 dovrà essere modificata (o includere un paragrafo esplicativo) per evidenziare questa violazione dell'obbligo CSRD. Nota: l'ISA Italia 720 e successive linee guida della CNDCEC chiariscono che l'omissione di una relazione obbligatoria è una forma di informativa carente.
Passo 4: valutare il contenuto della relazione sulla sostenibilità
Se ITV pubblica una relazione sulla sostenibilità, il revisore non effettua un'assurance completa dei dati, ma valuta se contiene dichiarazioni "palesemente inaccurate" rispetto ai dati di gestione disponibili. Ad esempio, se ITV dichiara un aumento dei ricavi sostenibili a €65M, ma le carte di lavoro sulla revisione del bilancio mostrano che i ricavi da prodotti certificati sostenibili sono €42M, il revisore comunica questa incoerenza alla governance e considera un paragrafo di enfasi sulla materia nella relazione di revisione.
Conclusione: ITV rientra nel primo gruppo di aziende soggette a CSRD (a partire dal 2025). La scadenza di pubblicazione della relazione sulla sostenibilità è critica per il revisore, poiché l'omissione è una violazione esplicita della direttiva con conseguenze sulla relazione di revisione stessa.
Cosa rilevano i revisori e cosa non viene fatto correttamente
- Rilievo ispettivo comune: Le aziende grandi che pubblicano relazioni sulla sostenibilità CSRD non sempre chiariscono nei documenti di governance quale versione degli ESRS è stata applicata, né documentano le esenzioni utilizzate (ad esempio, esenzione per "impatto immateriale"). ISA Italia 720 implica che il revisore valuti almeno se la versione ESRS dichiarata è coerente con la cronologia di adozione (ad esempio, non è possibile applicare gli ESRS Revised 2024 se l'anno di inizio è il 2024; bisogna usare la versione 2023). La documentazione di questa scelta è rara nei fascicoli revisionali.
- Errore pratico: Molti team di revisione confondono la cronologia della CSRD per le PMI con quella per le grandi aziende. Se un'azienda con 180 dipendenti e quotata è stata classificata come PMI (quindi 2026 come inizio), ma supera in realtà i criteri di grande azienda (280 dipendenti), il revisore non aggiorna il calendario di conformità e la relazione sulla sostenibilità viene aspettata un anno dopo rispetto alle scadenze legali effettive.
- Gap di documentazione: Quando il revisore valuta l'omissione della relazione sulla sostenibilità, spesso non documenta quale normativa specifica (CSRD articolo X, direttiva UE y/zzz) obbliga la relazione. La valutazione rimane nel generico "informativa assente" senza tracciare il fondamento legale, rendendo difficile per un ispettore verificare se il fascicolo è completo.
La cronologia CSRD vs le tappe intermedie della governance aziendale
Sebbene la CSRD crei una cronologia obbligatoria, non tutte le aziende grandi iniziano con la stessa urgenza. Alcune aziende anticipano la conformità (primo reporting 2024 per arrivare preparate al 2025). Altre rimandano fino all'ultimo momento legale. Il revisore non deve confondere la cronologia CSRD (obbligatoria per legge) con le scelte di pianificazione interna dell'azienda. La relazione sulla sostenibilità omessa fino al 31 dicembre 2024 in un'azienda che applica CSRD è conforme fino a quella data; la mancanza di relazione nel maggio 2025 è una violazione.
Termini correlati
- ESRS (European Sustainability Reporting Standards): gli standard specifici che la CSRD obbliga ad applicare durante la cronologia di implementazione stabilita dalla direttiva.
- Direttiva Audit Modernisation: direttiva UE che, a partire dal 2028, obbligherà i revisori a fornire un'assurance limitata su specifici dati della relazione sulla sostenibilità per le aziende in ambito CSRD.
- Materialità doppia (double materiality): il framework che gli ESRS richiedono per identificare quali temi di sostenibilità devono essere rendicontati; la cronologia CSRD presuppone che le aziende abbiano condotto un'analisi di materialità doppia secondo i paragrafi ESRS GL1.
- Esenzione per impatto immateriale: una possibilità offerta dagli ESRS per omettere la rendicontazione di uno specifico tema di sostenibilità se l'azienda lo considera privo di impatto materiale secondo il framework di materialità doppia. La documentazione di questa scelta è obbligatoria durante la cronologia CSRD.
- ISA Italia 720 (Informazioni che accompagnano il bilancio oggetto di revisione): il principio che il revisore applica quando valuta se la relazione sulla sostenibilità CSRD è omessa o contiene inaccuratezze palesi rispetto ai dati di gestione.
Strumenti ciferi correlati
Il Calcolatore di conformità CSRD aiuta le aziende a identificare se rientrano nella cronologia di implementazione in base a dimensione, quotazione e tipo di impresa. Produce una timeline personalizzata con le scadenze di rendicontazione e le versioni ESRS applicabili.
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