Stimatore di emissioni Scope 3 | ciferi
Questo stimatore consente agli studi di revisione di quantificare le emissioni di gas serra della Categoria 3 (Scope 3) per entità agricole italiane in...
Panoramica dello strumento
Questo stimatore consente agli studi di revisione di quantificare le emissioni di gas serra della Categoria 3 (Scope 3) per entità agricole italiane in conformità al GHG Protocol Corporate Standard. Lo strumento utilizza fattori di emissione specifici per l'Italia e la metodologia basata sul GHG Protocol, producendo documenti di lavoro esportabili in formato Excel pronti per l'incorporamento nelle carte di revisione.
Nessun accesso è richiesto. Nessun salvataggio del progetto. I dati inseriti rimangono sul vostro dispositivo.
Contesto normativo italiano
L'Italia non impone attualmente la rendicontazione obbligatoria delle emissioni Scope 3 a livello nazionale tramite normativa specifica. Tuttavia, le entità agricole italiane di dimensioni significative sono soggette a obblighi di informazione secondo:
La CONSOB (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) supervisa la conformità alla Tassonomia e alle rendicontazioni CSRD per le entità quotate. Le organizzazioni di settore agricolo, in particolare Confagricoltura e Cia, forniscono orientamenti non vincolanti su metodologie di stima.
- CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) per le società quotate in borsa e le grandi PMI che rientrano nella soglia CSRD. L'ESRS E1-6 richiede la rendicontazione delle emissioni Scope 3 disaggregate per categoria materiale.
- Tassonomia dell'UE per le attività agricole che rientrano nella classificazione delle attività economiche sostenibili. La Tassonomia richiede informazioni sulla mitigazione dei cambiamenti climatici e sull'adattamento, che comportano il monitoraggio delle emissioni Scope 1, Scope 2 e Scope 3 selezionate.
- Principi contabili internazionali (IFRS) per entità che già rendicontano secondo IFRS e preparano relazioni di sostenibilità allegate. La rendicontazione delle emissioni Scope 3 è sempre più attesa dagli investitori internazionali.
- Principi Contabili OIC per le entità non quotate che rendicontano volontariamente su fattori di sostenibilità. Sebbene l'OIC non obblighi la rendicontazione delle emissioni Scope 3, molte entità agricole italiane lo stanno adottando come standard di riferimento per la trasparenza verso i partner commerciali.
Fattori di emissione per l'agricoltura italiana
Per le entità agricole italiane, gli fattori di emissione rilevanti per la stima dello Scope 3 includono:
Energia e carburanti (Categoria 3: Fuel- and energy-related activities)
L'energia consumata nelle operazioni agricole italiane include gasolio agricolo, energia elettrica da rete, e in misura crescente, energia da fonti rinnovabili. I fattori di emissione sono:
Trasporti (Categorie 4 e 9: Upstream and downstream transportation)
I fattori di emissione per il trasporto di merci agricole variano in base alla modalità:
Beni e servizi acquistati (Categoria 1: Purchased goods & services)
I fattori di emissione basati sulla spesa per i beni e servizi agricoli forniscono un punto di partenza quando i dati di attività specifica non sono disponibili:
Questi fattori derivano da EXIOBASE (matrice input-output multi-regionale) adattati al contesto italiano e da studi settoriali dell'Università di Bologna e dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.
Rifiuti agricoli (Categoria 5: Waste generated in operations)
I rifiuti agricoli includono scarti di colture, letame, imballaggi e rifiuti agroalimentari. I fattori di emissione sono:
Viaggio del personale (Categorie 6 e 7: Business travel and employee commuting)
- Gasolio agricolo (Categoria 1, WTT e combustione): 3,15 kg CO₂e per litro (well-to-tank e combustione combinati, secondo i dati ISPRA 2023 dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).
- Energia elettrica da rete nazionale italiana: 0,287 kg CO₂e per kWh (fattore di emissione location-based, ISPRA 2023). Questo riflette il mix energetico italiano, che nel 2023 ha incluso il 36% di energia da fonti rinnovabili e il 6% dal nucleare (importazioni dalla Francia). La quota di energie rinnovabili continua a crescere, con l'obiettivo di raggiungere il 55% entro il 2030.
- Gas naturale per riscaldamento agricolo: 2,04 kg CO₂e per metro cubo.
- Trasporto su strada (HGV medio): 0,107 kg CO₂e per tonnellata-km. La maggior parte dei prodotti agricoli italiani viaggia su strada verso i mercati locali e i centri di distribuzione.
- Trasporto ferroviario: 0,028 kg CO₂e per tonnellata-km. Le spedizioni ferroviarie sono comuni per i cereali sfusi da Nord Italia ai porti del Mediterraneo.
- Trasporto marittimo: 0,016 kg CO₂e per tonnellata-km. Il trasporto via mare è significativo per l'esportazione di olio d'oliva, vini e prodotti ortofrutticoli freschi verso mercati europei e globali.
- Trasporto aereo (merci): 0,602 kg CO₂e per tonnellata-km. Utilizzato solo per prodotti ad alto valore come frutti di bosco freschi e ortaggi delicati destinati a mercati premium.
- Fertilizzanti: 1,5 kg CO₂e per euro speso (fattore medio; la produzione di fertilizzanti sintetici, in particolare ammoniaca, è ad alta intensità di carbonio).
- Agrofarmaci e fitofarmaci: 0,85 kg CO₂e per euro speso.
- Sementi e materiale di propagazione: 0,45 kg CO₂e per euro speso.
- Servizi veterinari e sanitari zootecnici: 0,38 kg CO₂e per euro speso.
- Servizi di contoterzismo agricolo (contadini a forfait, noleggio di macchinari): 0,62 kg CO₂e per euro speso.
- Mangimi per il bestiame: 0,78 kg CO₂e per euro speso (i mangimi sono una fonte significativa di Scope 3 per le aziende zootecniche).
- Discarica (con gestione del biogas): 586 kg CO₂e per tonnellata (il letame e i residui colturali in discarica generano metano; l'Italia ha programmi regionali di cattura del biogas in incremento).
- Incenerimento (con recupero energetico): 21,3 kg CO₂e per tonnellata (molti impianti di incenerimento dei rifiuti agricoli in Italia prevedono il recupero di energia termica).
- Compostaggio (aerobico, in situ o presso impianti regionali): 10,2 kg CO₂e per tonnellata (il compostaggio dei residui colturali è comune in Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto).
- Digestione anaerobica per biogas (incluso bio-metano): 5,8 kg CO₂e per tonnellata (gli incentivi italiani per il biogas agricolo hanno promosso questo percorso; gli impianti di digestione anaerobica sono concentrati nel Nord Italia).
- Voli nazionali (pendolarismo lavorativo): 0,156 kg CO₂e per km di passeggero (per tratte fino a circa 1.200 km, come Milano-Palermo).
- Voli internazionali (partecipazione a fiere agricole, viaggi commerciali): 0,195 kg CO₂e per km di passeggero (per distanze superiori a 3.700 km, come voli verso paesi extra-europei).
- Trasporto ferroviario (treni regionali e alta velocità): 0,035 kg CO₂e per km di passeggero.
- Automobile privata (pendolarismo): 0,171 kg CO₂e per km di passeggero (media italiana basata su flotta mista benzina-diesel, sempre più integrata da veicoli elettrici).
Contesto agricolo italiano e implicazioni Scope 3
L'agricoltura italiana è caratterizzata da:
- Frammentazione della proprietà: Il 93% delle aziende agricole sono micro-imprese (meno di 10 ettari). Tuttavia, le aziende agricole di media e grande dimensione (che generano la maggior parte del valore aggiunto agricolo italiano) sono sempre più soggette a obblighi di rendicontazione Scope 3.
- Diversificazione delle colture: L'Italia coltiva tutto, dalle colture cerealicole del Nord alle colture da vino e da olio del Centro-Sud, ai prodotti ortofrutticoli specializzati. Ogni filiera ha profili Scope 3 distinti.
- Zootecnia e mangimi importati: L'industria zootecnica italiana (bestiame, pollame, suini) è significativa, in particolare nel Nord Italia (Emilia-Romagna, Lombardia). I mangimi costituiscono una quota importante della Categoria 1 (Beni e servizi acquistati) e della Categoria 4 (Trasporto a monte), con importazioni rilevanti da Europa dell'Est e Ucraina.
- Esportazioni di prodotti agricoli: L'Italia esporta il 28% della sua produzione agricola verso l'estero, il che significa che molte aziende agricole devono tracciare la Categoria 9 (Trasporto a valle) e potenzialmente la Categoria 11 (Uso dei prodotti venduti) se forniscono a clienti che riferiscono sulle emissioni finali.
- Riduzione dei gas serra e sequestro del carbonio: L'agricoltura italiana affronta pressione normativa per misurare e rendicontare non solo le emissioni, ma anche il sequestro del carbonio nel suolo e nella biomassa. Gli strumenti Scope 3 dovrebbero essere integrati con valutazioni basate su modelli del sequestro, particolarmente rilevanti per l'agricoltura biologica e la gestione del pascolo.
Metodologia di stima: approccio spend-based vs. activity-based
La scelta tra il metodo spend-based (basato sulla spesa) e il metodo activity-based (basato sull'attività) dipende dalla disponibilità di dati e dal livello di precisione richiesto.
Metodo spend-based
Il metodo spend-based moltiplica la spesa totale per una categoria di beni o servizi per un fattore di emissione medio (kg CO₂e per euro speso). Questo è il punto di partenza più rapido per le aziende agricole che non hanno dati di attività dettagliati.
Vantaggi: facilità di raccolta dati (la spesa è disponibile nei registri contabili), velocità di calcolo.
Svantaggi: minore precisione (il fattore medio maschera variazioni significative all'interno di una categoria), rischio di sovrastima per fornitori efficienti.
Applicazione pratica: Un'azienda agricola che ha speso EUR 180.000 per fertilizzanti nel 2023 utilizza il fattore 1,5 kg CO₂e per euro e stima 270 tonnellate di CO₂e per questa voce di Categoria 1.
Metodo activity-based
Il metodo activity-based raccoglie dati fisici specifici (ad esempio, tonnellate di ammoniaca acquistata, chilometri percorsi per il trasporto, kilowattora consumati) e li moltiplica per fattori di emissione specifici a quella unità.
Vantaggi: maggiore precisione, capacità di individuare opportunità di riduzione specifiche, migliore performance versus benchmark di settore.
Svantaggi: richiede raccolta dati più dettagliata, accesso a informazioni dai fornitori, tempo di implementazione più lungo.
Applicazione pratica: Un'azienda viticola che acquista 45 tonnellate di ammoniaca (N puro) invece di "fertilizzanti generici" utilizza il fattore specifico per ammoniaca (2,1 kg CO₂e per kg N, IPCC 2019) e calcola 94,5 tonnellate di CO₂e, che è più preciso del fattore spend-based medio di categoria.
Aspettative di revisione secondo ISA Italia
I revisori che prestano assurance limitata sulle rendicontazioni Scope 3 di entità agricole italiane secondo l'ISAE 3410 (Attestazioni sull'assurance della rendicontazione di informazioni sulle emissioni di gas serra) o l'ISAE 3000 (Revised) devono focalizzarsi su:
Completezza della categoria
Il revisore verifica che tutte le categorie Scope 3 materiali siano incluse nel confine della rendicontazione. Per un'azienda agricola, questo significa che:
Coerenza della metodologia
Il revisore verifica che la metodologia sia coerente da un anno all'altro. Qualsiasi cambiamento nel fattore di emissione utilizzato, nel perimetro di confine, o nel metodo di stima (spend-based vs. activity-based) deve essere documentato e spiegato come elemento di traslazione della serie storica.
Documentazione della fonte dei fattori di emissione
Il revisore verifica che i fattori di emissione utilizzati siano:
Gestione dei gap di dati
Il revisore esamina come l'azienda abbia gestito i dati mancanti. Per una categoria come il trasporto a valle, se l'azienda non ha accesso ai dati di trasporto specifici dal fornitore logistico, ha utilizzato stime ragionevoli? Ha documentato ipotesi conservatrici? Ha rendicontato il quoziente di dati reali rispetto a stimati (come richiesto dalla maggior parte dei framework di assurance)?
Plausibilità dell'evoluzione anno su anno
Il revisore valuta se le emissioni rendicontate evolvono in modo coerente con l'attività sottostante. Se le emissioni Scope 3 sono diminuite del 22% ma il volume della produzione è aumentato del 15%, il revisore investiga le cause: cambiamenti in efficienza energetica, sostituzione di fertilizzanti, spostamento verso fornitori a basse emissioni, o modifiche metodologiche non dichiarate?
- Se l'azienda acquista significativamente fertilizzanti, carburanti e mangimi, la Categoria 1 (Beni e servizi acquistati) e la Categoria 3 (Attività relative a carburanti ed energia) sono quasi sempre materiali.
- Se l'azienda esporta prodotti, la Categoria 9 (Trasporto a valle) deve essere valutata e, se materiale, inclusa.
- Se l'azienda possiede impianti di stoccaggio in affitto o strutture di lavorazione in leasing, la Categoria 8 (Beni in leasing a monte) deve essere considerata.
- La Categoria 11 (Uso dei prodotti venduti) è materiale solo se l'azienda vende prodotti che consumano energia o generano emissioni in uso (ad esempio, mangimi, carburanti agricoli, energia); per i prodotti agricoli alimentari standard, questa categoria è generalmente immateriale.
- Tracciabili a una fonte autorevole (ISPRA per l'Italia, GHG Protocol per le metodologie, IPCC per gli fattori scientifici).
- Appropriati al contesto italiano (non utilizzare fattori UK o tedeschi senza giustificazione; ISPRA pubblica fattori specifici per l'Italia).
- Aggiornati all'anno di rendicontazione (i fattori di emissione cambiano anno dopo anno, in particolare per l'energia elettrica, man mano che il mix energetico nazionale si evolve).
Rilievi ispettivi internazionali
I dati di ispezione internazionali da autorità di revisione (AFM, FRC) indicano che le entità agricole frequentemente commettono errori nelle stime Scope 3:
- Omissione della Categoria 3: Molte aziende agricole omettono le emissioni well-to-tank e le perdite di trasmissione associate all'energia acquistata. Per un'azienda con consumi energetici significativi, questa omissione sottostima lo Scope 3 del 10-15%.
- Confusione tra Scope 2 e Scope 3 per l'energia: Alcune aziende attribuiscono le emissioni dell'energia elettrica interamente a Scope 2 (se la misurano come punto di consegna del cliente), omettendo l'upstream (Categoria 3). Secondo la metodologia GHG Protocol, le emissioni well-to-tank e le perdite di trasmissione appartengono a Scope 3.
- Trattamento incoerente dei rifiuti organici: Alcuni produttori agricoli e di alimenti contano i rifiuti organici come Categoria 5 (Rifiuti), mentre altri li trattano come riduzione della Categoria 1 (deducendo il valore dei sottoprodotti). La scelta dipende dal confine definito, ma deve essere coerente e documentata.
- Esclusione ingiustificata di categorie: Molte aziende agricole escludono categorie dichiarando "immateriale" senza analisi quantitativa. In realtà, per un'azienda con esportazioni significative, la Categoria 9 è materiale fino a prova contraria.
Casi d'uso comuni
Caso 1: Azienda agricola cerealicola in Emilia-Romagna
Una società agricola, Terre Fertili S.r.l., coltiva 280 ettari di grano, mais e riso nella provincia di Modena. Nel 2023, ha registrato:
Stima Scope 3 con metodo spend-based per Categoria 1:
Stima Categoria 3 (energia):
Stima Categoria 9 (trasporto a valle):
Totale Scope 3 stimato: 262,2 tonnellate CO₂e
Questo dato viene esportato come documento di lavoro, con note sulla metodologia (spend-based per Categoria 1, activity-based per Categoria 3 e 9), fonti dei fattori di emissione, e identificazione di quali categorie sono state escluse e perché (ad esempio, Categoria 11 – Uso dei prodotti venduti – è immateriale per il grano; la Categoria 4 è già inclusa nel trasporto a monte tracciato dai fornitori di ingresso).
Caso 2: Azienda zootecnica da latte in Lombardia
Un'azienda lattiera, Caseificio Valle Lombarda S.p.A., alleva 180 vacche da latte e produce formaggio DOP nella provincia di Cremona. Nel 2023:
Stima Categoria 1 (mangimi):
Stima Categoria 3 e letame:
Nota sulla metodologia: Il letame bovino genera emissioni di metano nella fase di stoccaggio (Scope 1 generalmente), ma se il letame viene esportato per compostaggio o digestione anaerobica, le emissioni di gestione del letame presso impianti di terzi rientrano in Categoria 5 (Rifiuti). In questo caso, l'azienda produce circa 2.700 tonnellate di letame all'anno; 60% viene compostato localmente (Categoria 5, compostaggio = 10,2 kg CO₂e/tonnellata = 163,5 tonnellate CO₂e), 40% venduto a impianti regionali (Categoria 5, digestione anaerobica = 5,8 kg CO₂e/tonnellata = 62,6 tonnellate CO₂e).
Subtotale Categoria 5: 226,1 tonnellate CO₂e
Stima Categoria 9 (trasporto a valle):
Totale Scope 3 stimato: 793,8 tonnellate CO₂e
Il dato più rilevante per un'azienda zootecnica è la Categoria 1 (mangimi), che rappresenta il 19% dello Scope 3 totale, seguita dal letame (Categoria 5, 29%) e dal trasporto del latte (Categoria 9, 40%). Questa analisi consente all'azienda di identificare leve di riduzione: fornitori di mangimi a basse emissioni, efficienza energetica dello stoccaggio, conversione del letame a energia (biogas).
- Acquisti di fertilizzanti (principalmente ammoniaca): EUR 62.000
- Acquisti di agrofarmaci: EUR 18.500
- Carburante (gasolio agricolo): 24.000 litri
- Energia elettrica (impianti di irrigazione e magazzinaggio): 115.000 kWh
- Trasporto dei raccolti a silos di raccolta regionali: circa 420 tonnellate-km per un'azienda agricola media con 280 ettari
- Fertilizzanti: EUR 62.000 × 1,5 kg CO₂e/€ = 93 tonnellate CO₂e
- Agrofarmaci: EUR 18.500 × 0,85 kg CO₂e/€ = 15,7 tonnellate CO₂e
- Subtotale Categoria 1: 108,7 tonnellate CO₂e
- Gasolio: 24.000 L × 3,15 kg CO₂e/L = 75,6 tonnellate CO₂e
- Energia elettrica: 115.000 kWh × 0,287 kg CO₂e/kWh = 33 tonnellate CO₂e
- Subtotale Categoria 3: 108,6 tonnellate CO₂e
- Road transport: 420 tonnellate-km × 0,107 kg CO₂e/tonnellata-km = 44,9 tonnellate CO₂e
- Subtotale Categoria 9: 44,9 tonnellate CO₂e
- Mangimi (concentrati, fieno, insilati): EUR 185.000
- Lettiera e ricambi per lettiera: EUR 12.000
- Servizi veterinari: EUR 8.500
- Carburante (gasolio per latteria, stalla, trasporto latte): 18.000 litri
- Energia elettrica (refrigerazione del latte, riscaldamento): 142.000 kWh
- Trasporto del latte verso caseifici regionali: 35 tonnellate × 85 km × 0,107 kg CO₂e/tonnellata-km = 318 tonnellate CO₂e (approssimazione: la maggior parte del latte viene trasportato via strada su distanze brevi)
- Mangimi: EUR 185.000 × 0,78 kg CO₂e/€ = 144,3 tonnellate CO₂e
- Lettiera: EUR 12.000 × 0,40 kg CO₂e/€ = 4,8 tonnellate CO₂e
- Servizi veterinari: EUR 8.500 × 0,38 kg CO₂e/€ = 3,2 tonnellate CO₂e
- Subtotale Categoria 1: 152,3 tonnellate CO₂e
- Carburante: 18.000 L × 3,15 kg CO₂e/L = 56,7 tonnellate CO₂e
- Energia elettrica: 142.000 kWh × 0,287 kg CO₂e/kWh = 40,7 tonnellate CO₂e
- Subtotale Categoria 3: 97,4 tonnellate CO₂e
- Trasporto del latte verso caseificio: 318 tonnellate CO₂e (come calcolato sopra)
- Subtotale Categoria 9: 318 tonnellate CO₂e
Esportazione e documentazione
Lo strumento esporta:
Questi documenti sono costruiti per uso immediato in una carta di lavoro di revisione ISA Italia 315 (Identificazione e valutazione dei rischi di errori significativi) o ISA Italia 500 (Elementi probativi).
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- Foglio di calcolo con tutti gli input, i fattori, e gli output. Ogni cella contiene link a fonti (ISPRA, GHG Protocol, parametri di default).
- Riepilogo di una pagina con totale Scope 3, categorie incluse, categorie escluse e giustificazione.
- Foglio di revisione con colonne per la verifica del revisore: fonte del fattore, plausibilità dei dati, cambio metodologico rispetto all'anno precedente.