Definition

A Londra, in Canary Wharf, una fondazione privata senza scopo di lucro decide come si misurano i fondi rischi delle banche italiane, come si capitalizzano i macchinari del manifatturiero veneto, come si rilevano i ricavi della farmaceutica lombarda. Non è un regolatore. Non ha potere coercitivo in nessun ordinamento. Eppure, dal 2005, ogni società quotata UE applica gli standard che la IFRS Foundation pubblica — perché il Regolamento (CE) 1606/2002 ha trasformato un testo tecnico privato in fonte di obbligo. Capire come funziona è il primo passaggio per capire perché un rilievo CONSOB sull'IFRS 9 abbia dietro un comitato che si riunisce a Londra.

Punti chiave

- La IFRS Foundation sovrintende l'IASB, che emette gli IFRS e gli IAS applicabili ai bilanci pubblici e, in molti paesi UE, alle imprese di significativa dimensione. - Ogni modifica agli standard segue un processo di consultazione pubblica vincolante; la IFRS Foundation non emette nuovi principi senza coinvolgere portatori di interesse. - Gli IFRS sono obbligatori per gli emittenti di titoli UE dal 2005; per le altre entità, l'adozione resta volontaria salvo dove la normativa nazionale la imponga. - Il revisore italiano deve verificare la base normativa (D.Lgs. 38/2005) prima della conformità tecnica: non basta che il bilancio dichiari "redatto in conformità agli IFRS", la dichiarazione deve essere applicabile a quella entità.

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Cosa va storto nei fascicoli

Si pensi a un caso ricorrente. Una società italiana redige il bilancio "in conformità ai principi contabili internazionali (IAS/IFRS) come adottati dall'Unione Europea." Il fascicolo del revisore non verifica se la dichiarazione sia applicabile: la società è una S.r.l. non quotata, non emittente di strumenti diffusi, non rientrante in alcuna delle categorie del D.Lgs. 38/2005. La dichiarazione è formalmente corretta come scelta dell'entità ma sostanzialmente non basata su alcun obbligo né opzione legale. Le carte sono leggere: due righe nel memo di pianificazione che ripetono la dichiarazione del cliente. Quando il MEF apre il fascicolo, la prima domanda è quale norma autorizza quella società ad applicare gli IFRS. Senza la risposta, il rilievo arriva.

Questo è il punto da cui partire per capire la IFRS Foundation: non è un'organizzazione astratta che produce testi tecnici, è il fornitore di un linguaggio che ha valore giuridico solo dove un legislatore nazionale lo abbia incorporato. Il revisore italiano lavora a valle di quella incorporazione, non a monte.

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Come funziona

La IFRS Foundation non è una società per azioni. È un'organizzazione senza scopo di lucro costituita nel 2001 per sostituire l'International Accounting Standards Committee (IASC, fondato nel 1973). La governance si articola su quattro livelli: Trustees (Fondazione), Monitoring Board, IASB come organo tecnico, e organismi consultivi (IFRS Advisory Council, IFRS Interpretations Committee).

L'IASB è il cuore operativo. Il processo di emissione di uno standard segue un percorso definito: identificazione del tema, ricerca tecnica, pubblicazione di un Discussion Paper, raccolta di commenti, redazione dell'Exposure Draft, ulteriore consultazione pubblica, emissione dello standard definitivo. Il ciclo dura tipicamente tre-cinque anni. Una volta pubblicato, ogni paese decide se adottarlo direttamente (come l'UE con l'omologazione tramite EFRAG) oppure incorporarlo nella normativa contabile nazionale.

La IFRS Foundation finanzia le proprie attività con contributi di Borse Valori di una ventina di paesi (incluse Borsa Italiana, Euronext, Deutsche Börse), organismi professionali, donazioni di enti pubblici. Non riceve finanziamenti da governi singoli — è la cifra dell'indipendenza tecnica, anche se la governance riflette la rappresentanza delle maggiori economie. Si potrebbe dire che è indipendente nei mezzi e influenzata nei vertici, ed entrambe le cose sono vere.

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Cosa significa "in conformità agli IFRS" in pratica

Si applichi il principio a una situazione concreta. Industrie Veneto S.p.A. è un produttore di componenti industriali con sede a Vicenza, fatturato di 127 milioni di euro, quotato sull'Euronext Growth Milan dal 2018.

Fase 1: lo IAS 16 sulle immobilizzazioni materiali

Nel 2022 Industrie Veneto acquista macchinari per 8,5 milioni di euro. Il costo include prezzo di acquisto, trasporto, installazione. Lo IAS 16.16 prevede la capitalizzazione integrale. Se il macchinario contiene componenti (struttura, motore, sistema di controllo) con vite utili significativamente diverse, lo IAS 16.43 richiede di stimare e ammortizzare separatamente ogni componente significativo.

Documentazione: nel fascicolo si verifica il calcolo dei componenti, e si accerta che ogni componente sia ammortizzato applicando la propria vita utile.

Fase 2: revisione e considerazioni sulla comparabilità

Industrie Veneto applica gli IFRS perché quotata; la maggior parte dei suoi fornitori e clienti applica il Codice Civile e l'OIC. Lo IAS 1.16 richiede che la società indichi esplicitamente se i bilanci sono redatti secondo gli IFRS. Industrie Veneto dichiara: "Il bilancio è redatto in conformità ai Principi Contabili Internazionali (IAS/IFRS) come adottati dall'Unione Europea."

Conclusione: la IFRS Foundation, attraverso lo IAS 16, richiede al revisore di verificare non solo l'applicazione letterale (componenti identificati) ma anche la coerenza year-over-year della politica contabile. Una modifica della stima di vita utile da 10 a 8 anni è una variazione di stima contabile, non un cambio di principio: lo IAS 8 richiede che la motivazione sia documentata in nota integrativa. Il revisore che chiude il fascicolo senza la nota lascia il rilievo aperto.

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Cosa cattura il revisore

Tier 1 — Rilievi ispettivi. Il rapporto FRC 2024 ha riportato che il 34 per cento dei fascicoli esaminati conteneva insufficiente documentazione della valutazione di conformità ai principi IFRS applicabili. Il rilievo si concentra su quotate che applicano gli IFRS senza una matrice esplicita di conformità per voce di bilancio. Anche se il rilievo è britannico, il modello di verifica è replicabile in qualsiasi giurisdizione IFRS, e nei controlli MEF 2025 si è cominciata a vedere la stessa carenza nei fascicoli italiani.

Tier 2 — Errore standard-based. Quando una società adotta gli IFRS per la prima volta (passaggio da OIC), il revisore deve verificare la riconciliazione retroattiva richiesta dall'IFRS 1. L'IFRS 1.6 vuole che gli schemi comparativi siano rideterminati come se gli IFRS fossero stati sempre applicati. La carenza di questa riconciliazione produce il rilievo in quasi ogni giurisdizione che controlli la transizione, e in Italia si traduce in una richiesta integrativa CONSOB se l'entità è EIP.

Tier 3 — Gap di pratica documentata. Molte imprese private italiane ed europee non riportano nel bilancio una dichiarazione esplicita di conformità ai principi contabili applicati (Codice Civile, OIC, principi nazionali). Quando applicano gli IFRS — perché richiesto dalla normativa locale, dal listino di quotazione, o su base volontaria — non aggiornano coerentemente la dichiarazione di conformità. Lo IAS 1.16 richiede una dichiarazione esplicita. La sua assenza è uno dei rilievi documentali più frequenti, e spesso il più semplice da chiudere se il revisore lo solleva in tempo.

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Dove inizia il giudizio

La parte difficile non è applicare lo standard. È stabilire quale standard si applichi quando la versione UE-omologata divergesse da quella IASB. La carve-out sull'IAS 39 (poi superato dall'IFRS 9) è il caso classico, ma anche oggi l'IFRS 17 sulle assicurazioni e l'IFRS 18 sui bilanci sono stati omologati con tempistiche diverse rispetto all'emissione IASB. Il revisore italiano applica gli IFRS "come adottati dall'UE", non gli IFRS "tout court". Se il cliente cita un paragrafo IASB non ancora omologato a Bruxelles, l'applicazione anticipata è ammessa solo se l'IASB e l'EFRAG la prevedano espressamente. Il fascicolo deve documentare la versione applicata.

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Dove i partner non concordano

Partner A: per una società italiana non quotata con ambizione di IPO entro tre anni, applicare anticipatamente gli IFRS — anche se non obbligatori — è una scelta di posizionamento. Si arriva alla quotazione con due anni di comparativi puliti, si evita la corsa alla riconciliazione IFRS 1 in extremis, e gli investitori esteri leggono un bilancio familiare. La firma del revisore è coperta dall'opzionalità prevista dal D.Lgs. 38/2005 articolo 4.

Partner B: applicare gli IFRS prima dell'obbligo aggiunge complessità a un bilancio che il fisco continuerà a leggere in OIC. Si crea il doppio binario, con tutti i costi di riconciliazione fiscale che comporta. Meglio restare in OIC fino al momento dell'IPO e poi gestire la transizione IFRS 1 in modo controllato, magari con un anticipo di sei mesi. La firma del revisore è ugualmente coperta, e i compensi del cliente non bruciano sull'aria.

Posizioni difendibili entrambe. Quello che il fascicolo non difende è la scelta presa senza analisi delle conseguenze fiscali e di costo: in quel caso la scelta del cliente diventa rilievo del revisore, non l'inverso.

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L'incentivo perverso

Perché la dichiarazione "in conformità agli IFRS come adottati dall'UE" compare a volte in fascicoli dove la base normativa è incerta? Perché è una formula pre-stampata nei modelli di bilancio dei principali gestionali contabili italiani. Il commercialista la inserisce, il revisore la legge, il documento esce. Quando si scoprirà che l'entità avrebbe dovuto applicare l'OIC — perché non rientra nelle categorie del D.Lgs. 38/2005 e non ha esercitato l'opzione formale — sarà il fascicolo del revisore a portare il rilievo, non il software del cliente. La pressione del busy season e i compensi irrisori della revisione PMI rendono questa verifica una delle prime a saltare. Il fascicolo deve raccontare una storia: come è stata verificata la base normativa della dichiarazione di conformità.

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La IFRS Foundation e il ruolo internazionale

La IFRS Foundation non è regolatore. Non impone l'applicazione degli IFRS in alcuna giurisdizione. Sviluppa i principi. Il recepimento è una decisione sovrana di ogni paese. L'Unione Europea, con il Regolamento (CE) 1606/2002, ha reso gli IFRS obbligatori per le società quotate dal 2005. L'Italia, con il D.Lgs. 38/2005, ha esteso l'applicazione a determinati gruppi di interesse pubblico e ad altre categorie su base volontaria. La IFRS Foundation fornisce il testo tecnico; i legislatori locali definiscono il perimetro di applicazione, e la CONSOB vigila sul rispetto.

Si tenga presente la conseguenza pratica: un cambiamento dell'IASB a Londra non diventa automaticamente vincolante a Milano. Passa per Bruxelles (omologazione UE), poi per Roma (Gazzetta Ufficiale, eventuali interpretazioni del MEF e della CONSOB), prima di arrivare nei fascicoli. Il revisore che si limita a leggere il sito IFRS.org senza verificare lo stato di omologazione UE rischia di applicare un principio non ancora vigente — o di non applicarne uno già vigente.

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Termini correlati

- International Accounting Standards (IAS): principi contabili emessi dal predecessore dell'IASB prima del 2001; molti restano in vigore e convivono con gli IFRS. - IFRS Standards: denominazione attuale dei principi contabili globali emessi dall'IASB sotto il patrocinio della IFRS Foundation. - Organismi nazionali di normalizzazione: enti come l'OIC in Italia che sviluppano e aggiornano i principi contabili nazionali. - Regolamento (CE) 1606/2002: regolamento europeo che impone l'applicazione obbligatoria degli IFRS adottati dall'UE per le società quotate. - IASB: organo tecnico della IFRS Foundation che emette e aggiorna gli standard. - EFRAG: European Financial Reporting Advisory Group, organismo che fornisce all'UE il parere tecnico sull'omologazione degli IFRS. - D.Lgs. 38/2005: il decreto legislativo italiano che recepisce il regolamento UE 1606/2002 e definisce il perimetro di applicazione degli IFRS in Italia.

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